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70/100
Konkhra - Reality Check
Genere: thrash/death 'n' roll
Code666 (2003)
Sono passati 10 anni dal loro debut album “Sexual Affective
Disorder” ed ecco che i danesi Konkhra ritornano alle stampe con la formazione originale e con un album che tenta di ottenere quel successo che non è mai arrivato in maniera netta. Il loro picco di notorietà si è toccato probabilmente con l’album “Weed Out The Weak”, grazie soprattutto alla presenza del chitarrista James Murphy (Death, Obituary, Testament) e al batterista Kris Kontos (Machine Head), senza però lanciare definitivamente i Konkhra nel circo metal. La line-up in “Reality Check” è quella classica: Anders Lundemark alla voce e chitarra, Johnny Nielsen alla batteria, Lars Schmidt al basso e Kim Mathiesen alla chitarra e anche il sound è quasi un “back to the roots”, tornando ad avvicinarsi a quel death/thrash sporcato di rock ‘n’ roll degli esordi dopo la svolta modernista (e poco fortunata) con il precedente “Come Down Cold”. Il disco è molto potente e feroce ma in alcuni passaggi queste caratteristiche sono fine a se stesse, comunque è da riconoscere alla band di non essere caduta nella trappola delle melodie ruffiane di alcuni gruppi che stanno saturando la scena musicale e di essere rimasti molto coerenti e fedeli alle proprie idee. Si parte alla grande con “Warmonger”, che mi ricorda i Testament di “The Gathering”, forse la migliore canzone del lotto, grazie alla sua velocità e pesantezza. Anche la title track è una bella mazzata tra i denti, così come molto originale risulta la successiva “Eye Of Horus”, commistione tra lo swedish sound e melodie orientaleggianti, mentre alcuni brani raggiungono soltanto la sufficienza. L’ottima produzione, ad opera dello stesso Lundemark, mette bene in risalto tutti gli strumenti e gli studi Starstruck danno un tocco svedese ed “in your face” alle 12 tracce, senza però riuscire a sopperire ad alcune carenze in fatto di songwriting. Purtroppo per loro credo che nemmeno questo “Reality Check” li porterà sull’olimpo del metal, ma lo ritengo comunque un buon album e credo che la strada intrapresa sia quella giusta.
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Michele Giorgi
promotion manager
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