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Old October 22nd, 2003, 06:47 AM   #25 (permalink)
Michele/Xyphias
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Questo trio svedese è giunto all'importante crocevia del terzo album, eppure sembra un gruppo di illustri sconosciuti, anche se per una volta la colpa non è della superficialità di una buona fetta di quegli ascoltatori oziosi che mai vanno alla ricerca di qualche gruppo interessante di non eccelsa fama. Gli Unmoored hanno registrato per la casa discografica orientale Pulverised Records la cui distribuzione sguazza soltanto nell'inferno dell'underground più profondo, ed ecco allora la Code666 che con un colpo di genio va a pescare dal cilindro un asso di cuori che ben presto saranno in molti ad invidiare. Si inizia dall'artwork sublime che introduce al capolavoro intitolato "Indefinite Soul-Extension", un quadro di emozioni, ricordi che portano in vita eventi della propria vita abbandonati nei confini della memoria e che ora ritornano a rivivere in un turbinio di immagini, suoni, pensieri che vengono cullati dalla musica ritmata, martellante, riflessiva degli Unmoored. Il lato tempestoso del gruppo è dato dalla potente vena death metal presente in tutto l'album; un death metal a metà strada tra quello americano, ma che deve anche qualcosa alla scuola svedese che gli Unmoored hanno frequentato. "Leave-Taking" è una lezione di come le due correnti musicali possano trovare un punto d'incontro compenetrandosi, fondendosi in modo naturale e spontaneo. L'esecuzione dei brani è impeccabile, la registrazione da applausi perché finalmente le chitarre sono pompate quanto il genere pretende; la batteria picchia duro senza togliere potenza e scena a nessuno, e senza possedere suoni improbabili. Una voce growl molto potente e sofferta contribuisce ad avvilire l'ascoltatore che si ritrova a subire tanta violenza così precisa, così meccanica. L'influenza del death svedese si sente soprattutto per il buon gusto per la melodia che qui, per fortuna, non è mai eccessiva. In "Phase Of Revulsion" le ritmiche schiaccianti macinano note su note, sputano architetture musicali possenti. Tutto nella normalità, dirà qualcuno, a ragione. Sì, ma su questo carroarmato sonoro gli Unmoored hanno la genialità di dipingere sentimenti e fantasia. Dalla tempesta si giunge all'occhio impenetrabile del ciclone, la calma divampa spontanea e avvolge, stordisce, spinge verso una dimensione altra, superiore. Calamita sonora che attira la vostra anima, la parte riflessiva presente in quasi ogni canzone dell'album ha lo scopo di elevare i vostri sensi. Il vostro animo, giunto nella dimesione astrale, subirà maggiormente la brutalità sonora degli Unmoored e sarà costretto ad una danza nevrotica, e potrà godere dell'estasi quando le parti riflessive e pacate della band svedese lo culleranno. Dall'opener "Unspeakable Grief" alla già citata "Leave-Taking", quando gli Unmoored irrompono con il cantato pulito vengono sempre i brividi. Cambiano le sensazioni, l'anima si estende in tutta la sua ampiezza e diventa ricettiva a tutti gli impulsi malinconici dettati dagli Unmoored. Ritornano le visioni della vita vissuta, ricordi belli e brutti tutti egualmente fondamentali nella costruzione di un'anima che sta ora dando un senso più profondo a se stessa. La summa di tale azione maieutica è il capolavoro "Cinders Veil". Molto intelligente l'uso saltuario di synth in pieno stile Nocturnus dell'esordio. In "Spit Forth From Failure" un suono sinistro vi immobilizzerà come il canto di una sirena. Gli Unmoored vi inchiodano allo stereo con classe, regalandovi momenti sublimi. Gemma finale, l'emozionante "Final State Part III", un tocco in stile Opeth, in cui la tranquillità ruba lo scenario alla violenza, in cui gli arpeggi introducono un sogno che si spera possa non finire mai. La fabbrica dei sogni per il vostro spirito ha completato il ciclo, l'evoluzione del death metal ora ha un nome.
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Michele Giorgi
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