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THEATRE DES VAMPIRES: Anima Noir
Aural Music (Audioglobe), 2008
LoudVision 1/5
Parole non dette
Spiace rimanere così delusi da un lavoro e un progetto che nel tempo ha dimostrato di avere alcune eleganti frecce al proprio arco e una personalità solida al servizio di una musica che si voleva in grado di rinnovare i propri canoni. Oggi, purtroppo, così non è più, almeno a mio avviso, ché la componente innovativa è andata sacrificata sull'altare dell'immediatezza e della possibilità dell'ascolto rinnovato. La volontà di essere facilmente assimilabili, difatti, è entrata definitivamente nel patrimonio genetico del gruppo, risultando, piuttosto che nella capacità di proporre armonie/riff/vocals dall'immediato riscontro, in una semplificazione di fondo che nuoce alla musica nel suo insieme. Stessa cosa vale, purtroppo, per gli inserti di natura elettronica o pianistici/orchestrali: nonostante l'indubbia discreta fattura, vengono utilizzati in modalità che risultano già sperimentate da innumerevoli gruppi e che spesso appiattiscono il suono, invece di migliorarlo. Per quanto riguarda la voce di Sonia Scarlet in primis il gruppo potrebbe tenere in considerazione il ricorso continuato alla lingua madre, dato che la cadenza tende a farsi sentire e a inficiare il risultato finale. D'altro canto, che sia dovuto alla tipologia di produzione/registrazione o alle doti vocali in sé, l'esito non è sempre inappuntabile e non spicca per estro, invenzione o personalità. Ora come ora i Theatres Des Vampires sembrano un po' persi lungo la strada evolutiva da loro intrapresa; credo gioverebbe prendere decisioni più risolute sulla musica e sui cambiamenti da apportare, così come sarebbe giusto e rispettoso in primo luogo della loro stessa storia marcare decisamente a fuoco la propria personalità. Forse, tutto considerato, certi spunti genericamente dark wave/electro potrebbero servire a indicare la via maestra; una via che in fondo sembra mettere da parte il fondamento metal e la parte strettamente gotica e crepuscolare, per concentrarsi su un andamento e un'attitudine che hanno più da spartire coi dark dancefloor alternativi o con i remix EBM del caso. È anche comprensibile, considerando i molti, e fondamentali, cambi di line-up e la ricerca di un'identità diversa. Identità che però va ricercata e sperimentata pienamente, per evitare spiacevoli sensi di déjà vu. Ovviamente di brani piacevoli ve ne sono, ma spiace non poter rintracciare la volontà di una diversità forte e insistita.
14/05/2008
Daniele Ferriero
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