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Rain - "Dad is Dead" - reviews - Page 2 - Ultimate Metal Forum
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Old May 15th, 2008, 12:09 PM   #26 (permalink)
TheWizard
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RAIN - Dad Is Dead


RAIN nous vient d'Italie et a débuté sa carrière dans les années 80 et « Dad is dead » est son 6ème album, je dois dire que c'est le premier que j'écoute. Pour les amateurs du groupe, sachez que cet album est le premier avec le nouveau chanteur, Fransesco Grandi.

Le groupe pratique un heavy rock, entre heavy metal et rock'n'roll, classique mais bien fait, pêchu et puissant. La voix de Fransceco ressemble un peu à celle de Blaze Bailey mais en plus puissante et il monte plus dans les aigus (même si ça, on s'en passe aisément). La musique pratiquée est plutôt rapide et dynamique avec de gros choeurs simples à reprendre avec le groupe. Niveau originalité, on frise le ras des pâquerettes mais l'idée est de proposer un truc sympa qui s'écoute tout seul, suffisamment dynamique pour que l'écoute soit assez réjouissante à chaque fois. Le groupe alterne les tempo de façon à ce que l'album reste bien sur sa lancée, les titres un peu plus lents (on reste de toute façon dans le assez rapide) sont général suivis par des trucs très rapides. À noter que l'album ne contient aucune ballade. On se doute bien que le terrain de jeu favori du groupe doit être la scène où ils doivent envoyer des stères de bois. L'album se termine par une reprise du « Rain » de THE CULT (ça devait être rudement tentant pour le groupe) avec en invité Steve Sylvester et Freddy Delirio de DEATH SS.

En somme « Dad is Dead » est un bon petit disque, qui éclate bien, classique mais avec la dynamique, les choeurs et le son qui vont bien. Les fans du genre devraient aimer.

http://www.raincrew.com - 3 visite(s)

Rédigé par : papy Cyril | 15/20
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Old May 16th, 2008, 02:38 AM   #27 (permalink)
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Dopo lo split che ha portato alla nascita di due band dall’originario combo emiliano, la frangia che ha mantenuto il monicker degli storici Rain torna a proporsi sugli scaffali con un nuovo lavoro, 'Dad Is Dead'. Il full lenght si apre sin da subito con una promessa di stile retrò e di mancanza totale di compromessi: al di là di qualsiasi lusinga di mercato, i Rain portano avanti il loro Heavy di matrice Hard Rock ottantiana fin nelle fondamenta, forti di una classe ed uno stile che sono frutto di passione, tecnica ed esperienza. Sonorità potenti e ritmiche trascinanti fanno da intelaiatura su cui costruire un disco fatto di linee melodiche che si stampano nella memoria, alzando il livello di adrenalina dell’ascoltatore e portandolo irrimediabilmente verso la sordità causata dall’eccessivo aumento compulsivo del volume dello stereo. Basta sentire 'Mr. 2 Words' per farsi un’idea di cosa si intenda per Hard & Heavy puro, o la seguente 'Love In The Back' per rendersi conto di come l’eredità di band come i Motörhead non sia andata perduta, ma rielaborata per renderla di più leggero ascolto. Le influenze, come è sempre stato nella storia della band, sono diverse; nessuna però sufficientemente cruciale da permettere di accostare i Rain ad una band particolare, se non forse, alla lontana, ai “cugini” Crying Steel (e qui si potrebbe sindacare sulla primogenitura dell’uovo o della gallina, mentre è decisamente preferibile limitarsi ad apprezzare le capacità di entrambi i gruppi): piuttosto, i nostri mostrano ancora una volta come la loro musica sia il frutto di un’approfondita conoscenza della scena (e della scuola) Hard & Heavy ottantiana in tutti i suoi aspetti, con quell’impronta da bikers che contraddistingue e caratterizza in maniera suggestiva l’intero disco. Le vocal lines rimandano vagamente ad un Blaze Bayley del periodo pre-maideniano (mai sentito parlare di Wolfsbane?), più per timbrica che per melodia in realtà, anche se pezzi come 'Red Kiss' e la successiva 'Last Friday' stabiliscono un richiamo tra le due band anche dal lato delle linee melodiche. Una particolare menzione va fatta alla title track 'Dad Is Dead', pezzo riecheggiante di memorie degli Iron Maiden di 'Two Minutes To Midnight', pur sempre con una personalità tale da rendere queste ultime più una strizzata d’occhio che un richiamo. Infine molti gradiranno la cover dei The Cult 'Rain', riproposta con la partecipazione di Steve Sylvester e Freddy Delirio dei Death SS.
'Dad Is Dead' segna il ritorno sulle scene di una delle band italiane che maggiormente hanno saputo apprendere, approfondire e mettere a frutto le lezioni dei grandi internazionali del Metal classico e dell’Hard & Heavy: un ritorno in grande stile, un album che a pieno titolo si posiziona tra le migliori uscite di questa prima metà del 2008. Da comprarsi assolutamente: praticamente impossibile rimanere delusi.



Un tempo si sarebbe detto “puro Rock & Roll”. Ora… Heavy Fucking Metal!


VOTO 82

GUIDA AL GIUDIZIO 0-29 inascoltabile
30-39 disatroso
40-49 inconsistente
50-59 non sufficiente
60-65 si può ascoltare
66-70 positivo
71-75 interessante
76-80 soldi ben spesi
81-85 grande disco
86-90 eccellente
91-95 capolavoro
96-100 storia e leggenda.


RECENSORE Gianclaudio "Nyarlatothep" Plebani
RECENSITO IL 15/05/2008
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Old May 19th, 2008, 12:58 AM   #28 (permalink)
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Rain - Dad Is Dead


Jaar van release: 2008
Label: Aural Music


Als je het al 28 jaar uithoudt dan heb je wat. Punt uit. Het Italiaanse Rain (in Nederland eigenlijk volslagen onbekend) brengt hier, als ik de bio mag geloven, album nummer 6 uit sinds het eerste album The Rain Is Coming het muzikale levenslicht zag in 1986. De heren zijn in de loop van de jaren ruimhartig op tour geweest met bands als UDO, Rage, Malmsteen, Slayer en Michael Schenker. Onlangs sloten de heren een tourtje af door Finland.

Dan rijst de hamvraag wat deze band uit Bologna op schijf heeft gemikt. De muziek van Rain is een mix van voornamelijk traditionele hardrock met metalinvloeden en veel snelheid. Denk aan Maiden, Motorhead, Crossfire. Dat is in het kort de karakteristiek van Rain. Om deze reden kunnen opener 8 bar en het daarop volgende Blind Fury mij best wel boeien. De band heeft in ieder geval één Italiaans manco onder de knie gekregen en dat is het hebben van een fatsoenlijke zanger. Francesco Grandi is weliswaar geen grootheid, maar ik kan goed leven met zijn stem.

Een nadeel van het album is wel dat het vrij eentonig is. Veel nummers lijken op elkaar en verveling slaat bij sommigen dan vast snel toe. Tekstueel zal ik maar zeggen dat drank en sex met enige regelmaat naar voren komen. De productie is ook best in orde, met een lekker vet gitaargeluid en ook de drums klinken lekker vol. Geen superspectaculaire solo's maar degelijk en basic spel. De band waagt zich tot slot ook aan een cover: Rain van The Cult en doet dat zeer verdienstelijk.

Als ik naar de website van de band kijk, dan druipt daar Italiaanse populariteit af: heuse fanmeets, een miss Raincrew (not bad at all), merchandise, kortom: wereldberoemd in Italië. Daarbuiten zal het, gezien het repertoire, geen spectaculaire vormen gaan aannemen maar ik heb me met deze cd redelijk vermaakt.

Tracklist:
1. 8 Bar
2. Blind Fury
3. Mr. 2 Words
4. Love In The Back
5. Rain Are Us
6. Red Kiss
7. The Party
8. Last Friday
9. Dad Is Dead
10. Swan Tears
11. The Reason
12. Bang Bus
13. Rain

Score: 79 / 100

Reviewer: Hans
Toegevoegd: 17 mei 2008
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Old June 4th, 2008, 03:58 PM   #29 (permalink)
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Oltre a fare danni sulla cover del loro utimo album, la macchina dei Rain è sempre in moto, e così per avere la possibilità di parlare di "Dad Is Dead" con il loro chitarrista Amos dobbiamo andarli a beccare a Firenze, dove si stanno preparando a salire sul palco… spero solo di non aver interrotto importanti attività nel backstage!!

Innanzitutto mi togliete una prima curiosità? chi è finito sotto le ruote della macchina in bella mostra sulla copertina di "Dad Is Dead"?

Ihihih c'è finito il nostro passato, c'è finito tutto quello che volevamo cambiare in questa band, c'è finito il nostro "babbo" che pensavamo buono e invece era cattivo ahahaha. C'è finito chiunque in questi anni ha finto di condividere ed invece voleva solo tutto per se. Chiaramente il tutto è molto ironico, fatto per esorcizzare un brutto periodo che abbiamo fortunatamente passato indenni.

Tra l'altro la copertina nasconde altri "segreti" vero?

Si, sei un buon osservatore, ci sono vari riferimenti a quella cosina che fa girare il mondo... la figa!!! o come si dice a Bologna la gnocca . Siamo molto contenti dell'artwork e della copertina di questo nuovo cd, volevamo dare l'idea di qualcosa di fresco ed in evoluzione, di qualcosa di dinamico che rompesse un po' con il nostro passato. Credo che ci siamo riusciti, ci abbiamo lavorato molto come al resto del cd, e non abbiamo lasciato nulla al caso. molto bravo è stato il nostro grafico il Necro, ave al Necro!!!
Beh… ne approfitto anche io per un saluto: ciao Riccardo!!!

Ed ora tocca al titolo del disco, ho percepito una certa assonanza fonetica con "Back In Black"... solo un caso?

Il titolo, "Dad Is Dead", è una idea del nostro vecchio chitarrista "Cisco". E' piaciuto subito a tutti perchè breve, di impatto, facile da ricordare e un po' mistico, è quasi magico e pare che nessuno abbia ma utilizzato questo titolo prima, altra cosa molto difficile da trovare di questi tempi visto che ci sono nel mondo tante band che hanno il nostro stesso nome "Rain" almeno volevamo che il titolo del disco fosse qualcosa di unico ma sempre semplice e siamo riusciti anche qui secondo me a fare centro yeah! ... sono carico come una bestia questo disco sta andando a meraviglia e ci voleva proprio una boccata di aria fresca in casa "Rain"!!! adesso sono a Firenze, stasera suoniamo al Siddharta con Pino Scotto e non vedo l'ora di fare un bel casino!!!!

Ad ogni modo, come successo per lo storico album appena citato, anche "Dad Is Dead" fa un po' da spartitraffico per i Rain, dato che da "Headshaker" ad oggi sono cambiate diverse cose nel gruppo, cosa ha portato a questi avvicendamenti? Sopratutto come siete arrivati al Biondo e a The Master?

Esattamente, hai proprio colto il punto. Siamo ad una svolta. Già dall'inizio del 2005 a metà del tour di supporto ad "Headshaker" ci siamo divisi dal nostro storico chitarrista Luciano Tattini, detto “il Babbo”. Al suo posto trovammo un grande amico e musicista, Luca "Cisco" Enei con il quale iniziamo a gettare le basi di "Dad Is Dead". Cisco ci aiutò a terminare le tante date live che avevamo in programma. Cisco è rimasto nella band fino a giugno 2007, poi per impegni personali, matrimonio, lavoro non poteva più stare sempre in giro con noi e ha dovuto purtroppo lasciare la baracca poco prima che entrassimo in studio. Così siamo entrati in studio in 3 alla "Motorhead": io (chitarra), Gino (basso) e Mario (batteria) e abbiamo registrato tutta l'estate nel nostro studio in fossa buttando tutta l'energia e la forza che avevamo in queste 12 canzoni nuove che già ci gasavano a mille. Abbiamo registrato tutte le ritmiche in presa diretta ed il risultato si sente. Al momento di registrare le parti vocali Tronco si è visto suo malgrado impossibilitato ad entrare in studio perchè gli stava nascendo il secondo figlio… quindi ci siamo dovuti guardare attorno per trovare un nuovo singer. La fortuna ci ha portato "il Biondo", al secolo Francesco Grandi from Casalecchio (Bologna), che in un solo mese è riuscito a reinterpretare tutti i 12 brani che avevamo composto donando al disco qualcosa di personale che da solo vale il costo del cd. Fondamentalmente volevamo per questo disco delle linee melodiche e vocali molto catchy (non so se scrive cosi ahahha ma fa fico…), molto easy ma di impatto e il Biondo si è rivelato subito il cantante ideale per la sua versatilità e passione innata per il rock ‘n' roll. Solo alla fine abbiamo sovrainciso le parti di chitarra solista... eheheh bella storia anche qui, anche se sembrava facile trovare un sostituto a Cisco, perchè in giro è pieno di chitarristi abbiamo fatto molta fatica. Abbiamo provato tante persone, anche delle ragazze, ma l'unica che alla fine pareva calzare perfettamente il ruolo è risultato essere Marco Rizzi, from Calderino (Bologna) subito da noi ribattezzato "The Master" per la sua tecnica da paura, ma non fine a se stessa. non volevamo un guitar hero, volevamo un fottuto rocker con la chitarra bassa... e l'abbiamo trovato. solo che lui riesce anche a fare degli assoli stupendi cosa che nei dischi dei Rain, anche per colpa mia… ahaha, è sempre un po' mancata adesso i Rain hanno un chitarrista solista degno di tale ruolo.

Ultima curiosità, come mai a suo tempo avevate scelto per il gruppo un nome tutto sommato semplice e poco "metallico", almeno rispetto ai soliti power.... steel... evil... iron?

Perché non si sapeva che genere musicale si voleva suonare e si scelse un nome che poteva andare bene per tutto, dal punk, al metal, al rock.
Ok... ora possiamo passare a "Dad Is Dead", 12 nuove canzoni ed una cover. Facile intuire come la scelta sia caduta proprio su "Rain", ma come si è sviluppata la collaborazione con Steve Sylvester e Freddy Delirio?
… sono molto contento che ti sia piaciuta questa cosa, non avevamo mai registrato una cover in un nostro disco e abbiamo fatto anche questo stavolta… ahahah e ci siamo divertiti un casino, Steve è un grande, si è innamorato subito del nostro progetto e ha cantato da dio!!! E' una persona squisita e soprattutto un grande artista e si sente tutto! Yeah! eravamo a suonare con loro ad un grosso festival giù a Caserta la scorsa estate (S-Hammer Fest) quando il nostro agente "il Benny" la butta li e dice ma perché non fate "Rain" dei The Cult?? Mah… subito rimaniamo un po' così, poi ne parlo con Steve al quale il pezzo è sempre piaciuto ed allora belli carichi abbiamo provato a registrala e veniva proprio bene così l'abbiamo messa nel disco, yeah!

E le altre canzoni come si sono sviluppate? Sono tutte di recente composizione?

Si come dicevo prima le abbiamo composte in circa 1 anno, una al mese ahahah, ci siamo molto divertiti a comporre questo materiale tutti insieme in fossa (la nostra sala prove), le cose venivano fuori da sole, avevamo composto molte più canzoni circa una 30ina poi abbiamo fatto una scrematura e ne abbiamo registrate solo 12. quelle che abbiamo giudicato più cariche. in questo disco per questo motivo non ci sono canzoni riempitivo, volevamo fare un disco pieno di singoli, pieno di pezzi da paura!!! Ad alto voltaggio, volevamo riuscire a fondere l'heavy metal, con il rock, con il glam e con il thrash che sono le cose che da sempre ci piace di più ascoltare, come alla fine degli anni ottanta, dove non c'era tutta questa distinzione tra i Motley Crue, gli Anthrax e gli Iron Maiden, era tutto metallo!!!!

Come è nata l'esigenza di accentuare l'aspetto più stradaiolo del vostro songwriting? Forse è dovuto all'apporto dei più recenti innesti in formazione?
Di sicuro. il Biondo e The Master sono un po' più giovani di noi e gli piace la figa, non le chitarre e i draghi o i guerrieri con la barba lunga ahahahah.
Come è nata la collaborazione con l'etichetta Aural Music? Avete instaurato quel rapporto duraturo che finora vi è mancato? Quanto questo ha influito sulla carriera del gruppo?


Il contratto con la Aural è stata la ciliegina sulla torta. Abbiamo davvero trovato persone serie interessate alla musica, interessate a quello che una band vale davvero. Sono molto competenti e professionali, spero di lavorare a lungo con loro. Finalmente per la prima volta nella storia dei Rain il disco è reperibile ovunque. anche su I-Tunes. in Italia siamo distribuiti Audioglobe e anche in tutto il resto del mondo abbiamo ottimi distributori come SPV in Germania e Firebox in Finlandia. Di più proprio non potevamo chiedere ed ottenere. Mancava solo che il boss della Aural fosse una figona con grandi tette… ahahha e invece no è un ragazzo… ahhaha

A proposito, in tutti questi anni quali sono stati i momenti più esaltati e quelli più deprimenti?

… difficile rispondere a questa domanda, personalmente un momento molto esaltante è stato lo show al Metal Camp in Slovenia nel 2005, ma anche il Total Metal Fest a Bari nel 2006 (mi pare) fu un concerto da paura con le prime file che sradicavano le transenne… yeah! molto rock ‘n' roll!!! Ci sono stati tantissimi bei momenti, nel 2001 il tour di 4 date con Paul DiAnno fu eccezionale. Era la prima volta per noi davanti ad un pubblico di veri metallari. Poi nel 2004 le 3 date con i Rage… o il Valpolicella Metal Fest con Udo e altre grandissime band italiane quali i White Skull o quest'anno Domine, Vision Divine e Pino Scotto. Insomma live le soddisfazioni sono sempre state tante. Momenti deprimenti a livello musicale mai, a livello personale rimane la grande delusione derivata dallo split con Luciano Tattini. Persona che mi ha dato tanto, mi ha insegnato molto, ma che poi alla fine ha cercato di tenere tutto quello che avevamo costruito con i soldi e la fatica e lo sbattimento di tutti per se, spero abbia imparato qualcosa da questo grande errore, in modo da non ripeterlo… ma di sicuro è cosi.

Per quanto riguarda l'attività live, proprio in questo periodo siete stati impegnati in diverse date da headliner, andando fino in Finlandia, e di supporto ai Primal Fear, quali sono stati i riscontri... sopratutto i brani nuovi come rendono dal vivo?

I pezzi nuovi rendono a livelli che nemmeno noi stessi ci aspettavamo. La gente è subito coinvolta, canta i ritornelli, si sbatte, poga, è tutto un crescendo di emozioni. Piano piano la nuova formazione data dopo data si sta sempre più rodando e l'affiatamento è bello alto. La Finlandia è stata una esperienza assolutamente da ripetere, metallo italiano in mezzo alla neve del nord ahahah, epico vero? Con i Primal Fear a Cremona è stata una figata, peccato per il maltempo che ha un po' rovinato la festa, ma non sarà certo la pioggia a fermare i Rain ahahah

Quali sono state le migliori soddisfazioni che vi siete tolti sul palco?

Sono tante, sono tantissime, ho già detto prima a mio parere i concerti meglio riusciti, anche se pensandoci mi dimenticavo il concerto che abbiamo fatto lo scorso 22 marzo al People di San Damaso vicino Modena per la presentazione di "Dad Is Dead" il disco nuovo.. sono venuti proprio tutti i nostri sostenitori, sia quelli di recente acquisizione che gli storici, il locale era imballato ed abbiamo eletto tra le altre gag la nuova Miss Raincrew 2008 (la Raincrew è il nostro fans club), di cui trovi un po' di foto sul nostro sito www.raincrew.com poi sul palco con noi si sono esibiti un sacco di nostri amici ed in particolare lo stesso Steve Sylvester con il quale abbiamo riproposto "Rain" dei The Cult, e Freak Antoni degli Skiantos per una versione troppo Heavy Metal di "Eptadone" storico pezzo proprio degli Skiantos ahahaha alla fine siamo andati tutti a casa con una donna diversa da quella con la quale eravamo arrivati al locale quindi è stato proprio un successo e grossa soddisfazione direi ahahah yeah! Join the Raincrew!

... e nel backstage?

Ehm… ti dico solo che il bocchino nel backstage dell'Agglutination Festival a Chiaromonte… non me lo scorderò mai!!!!
Beh... credo che abbiamo toccato gli aspetti principali, e se me ne sono scordato qualcuno, ora avete la possibilità di rimediare prima dei saluti di rito!
Direi che ci siamo, per concludere voglio solo invitare tutti a fare del casino in giro, il metallo deve essere principalmente una via per divertirsi e per sfogarsi, è una grande terapia, e allora fatevi guarire dal metallo italiano… yeah! un mega saluto e grazie a tutti, tenete d'occhio i nostri concerti in giro e se potete acquistate "Dad Is Dead".
…the rain is coming.


Intervista a cura di
Sergio 'Ermo' Rapetti
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Old June 23rd, 2008, 04:36 AM   #30 (permalink)
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Titolo: Dad Is Dead
Autore: Rain
Genere: Heavy Metal
Anno: 2008

Voto: 7



Chi conosce i Rain sa che la definizione di "rock and roll" calza a pennello a questi cinque musicisti bolognesi che dal 1980 (chi più chi meno) scorrazzano su e giù per l'Italia ogni fine settimana, macinando chilometri su chilometri per portare grinta, carica e sudore in ogni palco del nostro Belpaese (e a volte anche all'estero). I Rain sono una formazione che ha anche sofferto, si sono trascinati dietro problemi di lineup (ultimi gli abbandoni dello storico cantante Tronco e del chitarrista Cisco) e situazioni complesse di natura non strettamente musicale, subito dopo la scissione con il chitarrista storico Lucio Tattini, ora mente dei Tarchon Fist. Perchè parlare di tali questioni in tema di recensione, quando si dovrebbe analizzare solamente un album dal punto di vista musicale? Perchè questa sofferenza e questa voglia di ricominciare con rinnovato entusiasmo si sentono eccome, sono palpabili ad ogni singola nota di "Dad Is Dead": basta leggere i titoli (chiaro esempio, tra gli altri, "Rain Are Us") o dare un'occhiata ai testi o alla copertina, "spulciando" anche tra le interviste. L'album dei Rain parte con credenziali ottime legate alle registrazioni negli eccellenti Fear Studio e al mastering fatto a Los Angeles da Eddy Schreyer (già Slayer, Alice In Chains, Queen), che contribuiscono a sfornare un album privo di difetti dal punto di vista sonoro. Le canzoni sono cariche, ma al contrario del precedente "Headshaker" non sono completamente orecchiabili fin dall'inizio, cosa che mi ha personalmente stupito parecchio. L'album dei Rain comincia a "prendere" dal terzo-quarto ascolto, tanto che ad un primo impatto un po' superficiale non ho trovato quasi nessuna canzone trascinante, un pezzo alla "Only For The Raincrew", tanto per intenderci. Ma basta proseguire, dare fiducia ai Rain e non dimostrarsi superficiali per rendersi conto che l'album merita davvero, che la voce del Biondo (Francesco Grandi) ci mette un attimo di più per far breccia, che il muro di chitarre di Amos e di Marco "The Master" Rizzi è sicuramente il più compatto dei tre album messi insieme dai cinque ragazzi, in particolare per quanto riguarda gli assoli del nuovo arrivato, formidabili. Un po' di pazienza e la carica la sentirete in voi, prima ci penseranno "Rain Are Us" e "Mr.2 Words", poi toccherà alla titletrack e a "Blind Fury" e a "Bang Bus", poi piano piano tutte le altre, condite dalla splendida cover di "Rain" dei The Cult, con la partecipazione straordinaria di sua maestà Steve Sylvester e di Freddy Delirio dei Death SS. Altro consiglio per gustarsi al meglio i pezzi è quello di andare a vedere i Rain dal vivo in una delle molteplici date in giro per l'Italia: non solo non ve ne pentirete e vi godrete un bel concerto, ma vi convincerete meglio di quanta grinta mettono i ragazzi in quello che fanno e della tanta voglia che hanno di ricominciare tutto daccapo, belli carichi lungo una strada finalmente in discesa.

Tracklist:
1. 8 Bar
2. Blind Fury
3. Mr. 2 Words
4. Love In The Back
5. Rain Are Us
6. Red Kiss
7. The Party
8. Last Friday
9. Dad Is Dead
10. Swan Tears
11. The Reason
12. Bang Bus
13. Rain

Lineup:
Francesco “Il Biondo” Grandi - vocals
Marco “The Master” Rizzi - guitar
Alessio “Amos” Amorati - guitar
Gianni “Gino” Zenari - bass
Andrea “Mario” Baldi – drums

Sito ufficiale: www.raincrew.com
Myspace: www.myspace.com/raincrew1980
Etichetta Aural Music - www.auralmusic.com
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Old June 25th, 2008, 03:44 AM   #31 (permalink)
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RAIN - Dad is Dead - 2008 (Aural Music)

Una storia, iniziata nel lontano 1980, fatta di demo, centinaia di migliaia di chilometri macinati e di date nei locali più improbabili come sui grandi palchi di spalla a eroi del metal del calibro di UDO, Rage, Primal Fear e Paul Di Anno, e cambi di line-up. Dopo Headshaker, album di granitico heavy metal come piace ai fan della vecchia guardia, la band deve fare i conti con l'uscita di Alessandro "Tronco" Tronconi (voce) e Luciano Tattini (chitarra). La formazione si riassesta attorno alle figure di Marco Rizzi alla sei corde e Francesco Grandi dietro al microfono e il gruppo emiliano si ripresenta sulla scena con Dad is Dead. Il metal classico dei primi tre brani farebbe pensare che quasi nulla è cambiato, sebbene i due nuovi innesti apportino un contributo notevole, in particolar modo Rizzi, chitarrista degno di tale nome dotato di gusto e personalità, che invece manca un po' al pur bravo singer, troppo simile a livello di timbrica a Bruce Dickinson e quindi un poco impersonale. Con "Love In The Back", tuttavia, la band mette in risalto le influenze 80's che spingono a volte la proposta su binari più hard rock e che in parte caratterizzano il songwriting di questo disco. "Rain Are Us" è forse la vera perla, con un refrain appena sussurrato ma più appiccicoso del super attak. "Red Kiss", annoverabile fra i filler, apre la strada a "The Party", pezzo invece più solido e consono alla tradizione musicale della band. La penultima parte del disco pesca a piene mani dalla tradizione hard rock: si sentono un po' di Twisted Sister sui cori di "Last Friday", di primi Mötley Crüe nelle chitarre della title track e di vecchi Van Halen su "Swan Tears", che ha però un innegabile tiro moderno à la Hardcore Superstar/Enemeies SWE. "The Reason" e "Bang Bus" scorrono via un po' anonime, prima della chiusura affidata al classico dei The Cult "Rain", per la quale il quintetto bolognese si è avvalso della collaborazione di Steve Sylvester (Death SS) alla voce e Freddy Delirio (Death SS, H.A.R.E.M.) alle tastiere. Notevole la produzione, che dona ai pezzi un feeling live, irrinunciabile per un gruppo come questo. Dad is Dead è un disco di transizione, la sensazione è che alla band serva ancora un po' di tempo per partorire un prodotto più omogeneo e personale, ma siamo certi che riusciranno nell'impresa.





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RAIN

"Dad Is Dead"

Aural Music2008voto: 7 30/07/2008
Una carriera, un nome, che girano sulla scena da un considerevole numero di anni. Un heavy metal classico, stradaiolo, disseminato di chilometri macinati in macchina, di locali più o meno belli (e ci dicono anche di incidenti di percorso, come qualche intossicazione alimentare), in compagnia di amici provenienti da ogni dove e di donne più o meno belle, basta che…Con una line-up profondamente modificata negli ultimi anni i bolognesi Rain tornano alla ribalta con un lavoro che si mantiene fedele a quello che è da tempo lo stile che contraddistingue questa band, arrivata solo di recente a farsi conoscere da una fetta più ampia di pubblico. La nuova voce manca probabilmente di quegli aspetti tecnici molto precisi che ne caratterizzavano il frontman precedente, ma ha un suo stile e una sua personalità che la rendono estremamente adatta alla situazione, mentre dall’altro lato si è aggiunta probabilmente raffinatezza ai riff con l’aggiunta di un chitarrista che ha lo shred nel DNA. Tutto questo ha portato ad un disco che non mancherà di piacere agli estimatori dei ritmi sostenuti, dove non c’è spazio per cose come ballad romantiche o discorsi filosofici sul senso della vita. Questo è rock and roll allo stato puro, e come tale va considerato; anche alcune scelte puramente tecniche, come il fatto di avere registrato gli strumenti in presa diretta, testimoniano un’attitudine genuina nei confronti del pubblico. Piccola grande perla finale è poi la cover di “Rain” dei The Cult, ormai riproposta regolarmente nel repertorio live del gruppo, ma anche brani come “Love In The Back” (gridolini di donna a parte), “The Party” o “Swan Tears” non potranno non piacere.
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