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CANAAN - "Unsaid Words" reviews

Discussion in 'code666' started by Emi, Jan 16, 2006.

  1. Emi

    Emi underdog

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  2. Emi

    Emi underdog

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    from KRONIC

    rate: 4,5/5

    http://www.kronic.it/rec_get.asp?sID=12827

    Le parole che non ti ho mai detto...


    La parola non detta dai Canaan si chiama rassegnazione. Questa è la sensazione che si materializza con il nuovo album della band meneghina, un sentimento che vuole essere un contrappeso morale per il dolore del precedente “A Calling of Weakness”. Uno stimolo ed un effetto che ha generato un album musicalmente più dinamico, più evoluto sul piano melodico, più aperto e meno ermetico nel suo oscuro e fitto carico di sentimenti dolorosi.

    Come da tradizione, il CD è strutturato nell’incrollabile dicotomia tra suite ambient e brano dark doom, una soluzione che personalmente ha valorizzato con spessore sia il lato più malato ed inquietante che le canzoni dalla forma musicale più classica. L’ambient stavolta è molto più elaborata, più ricca di sfumature e con inserti noise, singoli episodi che faranno impallidire i più blasonati progetti scandinavi. Solo “Fragile” con i suoi venti densi di lamenti e i canti sacri e mortiferi di “Fragment #1” riescono a creare gli stati onirici che bilanciano da sempre i lavori dei Canaan in un sentiero unico ed evocativo. “This world is mine” spalanca le porte al mondo degli incubi, una song lenta che acquisterà sempre più spessore ed assetto dinamico unita ad una linea melodica inedita che apre nuovi scenari apocalittici. Bellissima l’esecuzione di “Senza una risposta”, liriche struggenti che trovano aria e luce abbandonando i suoni aridi delle chitarre durante il suo cammino. Fredda e cristallina “Fragile”, voci più soffuse e distanti e suoni più glaciali e taglienti, “In a Never Fading Illusion” ha forti legami con il passato nero e denso di agonia di “Walk in my Open Womb”. Minimale, scheletrica ma di grande effetto la tristezza de “Il Rimpianto” cantata da Gianni Pedretti dei Colloquio, una spruzzata di depressione palpabile che nella title-track trova più respiro in una song dinamica ed estremamente coinvolgente nel dialogo tra sezione ritmica ed emotiva. È piena di ricordi “Never Again”, cupa con piccoli ma malinconici accenni di tastiere, la conclusiva “Nothing Left (To Share)” con voci effettate lancia un richiamo d’aiuto in un futuro senza certezze.

    Tra le migliori formazioni italiane. Per capacità compositiva, emozioni e liriche. Una carriera decennale contraddistinta da 5 albums fusi insieme ma dotati di colori e sentimenti sempre più differenti e reali. Immancabile appuntamento.
     
  3. Emi

    Emi underdog

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    from HARDSOUNDS

    rate: 85/100

    http://www.hardsounds.it/PUBLIC/recensione.php?id=2022&PHPSESSID=e3e548fd74504cec032171244dd94055

    Un tarlo che scava in profondità, nelle viscere, confezionando badili di dolore e disperazione, e che orchestra un vuoto esistenziale sotto forma di ambient
    algido e liturgico ed il dark più accondiscendente al doom. Parole mai dette, presente e passato che si fondono annunciando un futuro privo di luce, tormento interiore, una pioggia incessante, dentro, che segna i giorni e gli anni di un'anima opaca, grigia, che si rassegna lentamente al buio. Un tarlo che divora il Tempo, che ti consuma, che ti lacera l'età e ti trasforma in un corpo oscuro con ancora sangue nelle vene che vagabonda senza meta nei sotterranei della vita. Colonna sonora empatica, ma che non lascia scampo. Musica che si avviluppa e che insistendo nello scavare cerca la soluzione nella stessa assenza di luce che ne suscita la sofferenza, ed in quel buio rimanere in eterno perchè trionfo di una ipotetica via d'uscita. Un lamento consapevole, lucido. Una riscossa cercata lì dove risiede la disperazione dell'individuo nel tentativo di renderla necessaria dopo averla conosciuta in tutta la sua sostanza. Lo stesso identico percorso già battuto dal precedente "A Calling To Weakness", capolavoro di inestimabile dolore, e che questo nuovo lavoro riprende in egual struttura trascinandosi verso territori più melodici e verso sfumature ambient più elaborate, ma con la stessa identica dose di malinconia di fondo, la stessa arrendevolezza emotiva, la stessa liricità che rende anche questo "Unsaid Words" un canto struggente, intenso, minimale, timido ma spettrale, avanguardia sonora ma ancorato alla darkwave ottantiana, fondamentale per chiunque abbia a cuore le sorti della propria devastazione interiore. E rassegnarsi a conviverci per sempre imparando a conoscerla perchè
     
  4. Emi

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    from SANDS ZINE

    http://www.sands-zine.com/recensioni.php?IDrec=516

    Straordinario ritorno dei Canaan, che a distanza di quattro anni dalla pubblicazione dell'acclamato "A Calling to Weakness", prodotto sempre da Eibon, tornano con un nuovo fantastico album destinato sicuramente a replicarne il successo.
    Un lungo periodo di 'gestazione', e un inconsueto processo di registrazione, elaborazione, e finale messa a punto definitiva dei brani, ha caratterizzato le fasi di realizzazione di questo nuovo CD, e l'estrema cura e impegno con cui la formazione guidata da Mauro Berchi ha lavorato in questo ampio arco di tempo, nonché la ricchezza delle idee e delle soluzioni riversate nel meticoloso lavoro di composizione e registrazione dei brani, emergono in modo estremamente chiaro dall'ascolto delle sedici tracce che compongono questo CD.
    Sostanzialmente 'fedele' ad un'impronta dark-wave di base, intelligentemente 'contaminata' da influenze prossime al genere dark-ambient e da moderati elementi sperimentali, la nuova proposta dei Canaan sorprende positivamente fin dai primi minuti di ascolto (The wrong side of things), caratterizzati da atmosfere di tipo oscuro-ambientale drone-based cui si vanno ad aggiungere brevi e suggestivi inserti corali.
    Il successivo brano This world of mine, assolutamente straordinario e sicuramente uno dei migliori dell'intero CD, punta direttamente ad atmosfere tipicamente dark-gothic, efficacemente valorizzate da parti cantate letteralmente 'da brivido' e dal forte impatto emotivo...
    Quindi di nuovo situazioni atmosferiche para-ambientali, arricchite da desueti inserti di sequenze melodiche di uno strumento ad arco, nel brano Sterile, mentre il seguente The possible nowheres, riporta a situazioni tipicamente dark-wave analoghe, per stile e sonorità, al già citato This world of mine.
    Fragment # 1 sembra riprendere le atmosfere dark-ambientali-corali del brano introduttivo del CD, mentre in Senza una risposta è un cantato in italiano a fare da linea guida per un brano che nuovamente, in questa sorta di 'schema alternato', torna a proporre sonorità in stile dark-wave.
    Fugaci visioni d' Oriente in Fragment # 2, breve e pregevole interludio in cui tornano gli archi, stavolta abbinati ad uno strumento a corde pizzicate origine quasi certamente asiatica, cui seguono le straordinarie sonorità gotiche e decadenti di Fragile.
    Quindi tre minuti e mezzo circa di oscure atmosfere ambientali in Fragment # 3, il fantastico e quasi 'struggente' In a never fading illusion, l'elettronico, sperimentale e moderatamente 'rumoroso' Just another noise, il melodico brano cantato in italiano Il rimpianto, la raffinatissima ed elegante title-track The unsaid words, l'originale inserto oscuro-ambientale arricchito da una suggestivo canto etnico di Fragment # 4, l' emozionante e sempre molto raffinato Never Again, l'altrettanto emozionante ed efficace Nothing left (to share), che chiude, sicuramente 'in bellezza', questo nuovo, splendido lavoro dei Canaan.
    Un atteso e sicuramente apprezzatissimo ritorno, che restituisce ai numerosi sostenitori dei Canaan il piacere di 70 minuti abbondanti di ascolto di ottime, nuove e oscure vibrazioni musicali...
     
  5. Emi

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    from ROCKLAB

    http://www.rocklab.it/recensioni.php?id=1293

    Quattro anni d’attesa, un periodo decisamente lungo che mi aveva fatto temere per le sorti dei Canaan, una delle migliori realtà italiane in ambito dark e doom, che con l’ultimo album “A Calling to Weakness” aveva dato vita al proprio capolavoro, caratterizzato da un malinconico e struggente lirismo. Finalmente, dopo una lunga gestazione è giunto l’album dell’atteso ritorno e la band ha cambiato pelle, ancora una volta. Un uso dell’elettronica più marcato, alle soglie dell’ambient più glaciale ed estrema del gran maestro Peter Andersson aka Raison d’Etre, un mood ora opprimente ora rassegnato in cui anche i brani più autunnali paiono un barlume di vita, in mezzo a questo deserto di ghiaccio. Questi gli elementi che balzano subito all’orecchio ascoltando “The Unsaid Words”, un album composto di musiche e voci gelide e taglienti, eppure fragili allo stesso tempo. I Canaan sembrano aver preso ispirazione anche dall’ultima, eccellente release dei Monumentum e in questi quattro anni sono riusciti a cambiar pelle senza per questo perdere d’intensità, sia per quanto riguarda le musiche, sia per le liriche, che ancora una volta alternano brani in inglese ad altri in italiano. Molto articolata ancora una volta la struttura dell’album, con una serie brani strumentali a fare da prologo/contraltare a quelli cantati. Nonostante la durata di oltre 70 minuti, l’album non presenta alcun momento di calo, risultando solido in ogni aspetto, complice una produzione ancora una volta di ottimo livello, atta a valorizzare la ricchezza di sonorità che caratterizza quest’album, nel quale possiamo trovare il dark a braccetto con l’ambient, flirtando col doom, rievocando ancora atmosfere tribali, trip-hop e via dicendo. Il tutto in questa fredda via dolorosa, nella quale s’intravede un tenue raggio di luce solo verso la fine, quando la notte polare sembra volgere al termine e il cuore pare riprender vita. C’è di che esser soddisfatti ascoltando “The Unsaid Words”, poiché i Canaan sono riusciti a confermare i propri intenti e la propria maturità artistica, ponendosi sicuramente fra i gruppi di riferimento nell’ambito della scena dark italiana, alla quale un album di questo livello mancava da parecchio.
     
  6. Emi

    Emi underdog

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    http://www.dagheisha.com/music_section/cd.asp?idus=600

    Mi scuso fin d’ora con i Canaan perche’ per quanto possa sforzarmi di trovare i termini più appropriati non saro’ mai in grado di descrivere pienamente quello che sto provando ascoltando il loro ultimo album. Sono impressionato. Indiscusso appariva il loro valore nel tempo ma ‘The Unsaid Words’ svela a poco a poco ogni lato della loro grandezza come una farfalla schiudesse le proprie ali in teatrale lentezza nel mezzo di una coltre di fumo. Un disco che lascia senza fiato nelle sue splendide vestigie, negli scenari apocalittici e in quelle contestualità musicali di profondita’ assurda che si spostano delicatamente tra ambiente e dark doom generando un suono unico ricco di quelli elementi che solo chi sa guardarsi dentro puo’ scovare nella sua arte. Passaggi sonori di immutata bellezza e arcana suadente follia derivata da un isolazionismo e dalla perspicace rassegnazione che qualcosa e’ finito. Per sempre. Solitudine e muscoli che si contraggono fervidi attorno a quelle ossa malandate. ‘This World Of Mine’ che sfiora gli ultimi Paradise Lost, le orchestralità orientali di ‘Sterile’ e ‘The Possible Nowheres’ stridono imperterrite finchè il sole non appare. Lo cercano. Lo bramano. Lo strappano al cielo e lo violentano con la stessa glaciale e ferrea destrezza che caratterizza il loro incedere calmo. Le parole non dette si trasformano in frammenti atmosferici elaborati con straordinaria cura e devozione ai particolari. Arrangiamenti che fanno spazio a tutta una serie di elementi noise, folk e gotici e infine a soluzioni acustiche che si disciolgono nel sangue caldo che riempira’ le vostre vene durante il timoroso avvicinarsi a queste sedici meraviglie. Talmente struggenti le parti cantate che davvero non si avverte la differenza tra inglese e italiano anche se nel secondo caso la carica emotiva raggiunge livelli ancora più alti. ‘Senza Una Risposta’ e ‘Il Rimpianto’ cantata a Gianni Perdetti dei Colloquio si mantengono sospese tra la sacralità e la ridondanza dei tempi che furono e una nuova speranza volta a riscoprire la tradizione e il ricordo di passaggi cantautorali che sarebbero potuto essere cari a De Andrè. Un album quindi che rispetto alla cupa intransigenza di ‘A Calling To Weakness’ lascia uno spiraglio di luce verso il futuro che si apre ai nostri occhi. Difficile scorgere qualcosa. Difficile dare corpo a quelle rarefatte sensazioni di vaghezza e solitudine che ci accompagnano nel viaggio. I Canaan hanno scritto il loro capolavoro. ‘Nothing Left (To Share)’. Nulla resta da aggiungere. Anche semplicemente da dire. Meglio tacere e immergersi nuovamente nelle pagine oscure di un disco da brividi.
     
  7. Emi

    Emi underdog

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    from GOTHRONIC

    http://www.gothtronic.com/?page=23&reviews=2084

    rate: 8/10

    Haunting dark ambient sounds and Gregorian choirsinging introduce the album The Unsaid Words of the Italian cult progressive-doom outfit Canaan in ‘The Wrong Side of Things’. Canaan has arrived at the fifth album already, after a short pit-stop at Prophecy Productions, again released via the Italian quality label Eibon Records. Canaan have taken four years to produce this album. The elements of songs have been played in by various bandmembers over a long period of time, then transformed into actual songs by cut-n-paste techniques. Typical compositions like ‘The Possible Nowheres’ and ‘This World of Mine’ remind immediately of the melancholic progressive sound of previous work of Canaan. For those not familiar with this, comparison with the atmosphere in the music of Tiamat, Anathema and Katatonia are justified. In Canaan’s music a lot of subtilities are integrated, stimulated even more by the method of composing and recording. The music therefore needs some time to digest and be appreciated as it should be. Reason for this is the enormous variety, in which the elements of songs perfectly connect and match eachother, so you at first hardly notice the ingenious character of the album as a whole. The vocals mostly are clean, with moments of whispered vocals. Two songs are in the Italian language, ‘Senza una Risposta’ and ‘Il Rimpianto’ have been sung by the singer of the band Colloquido. The melodies often reflect Oriental atmospheres. There are quite some dark instrumental fragments on this album, ‘Sterile’ for example, is characterized by samples with a classical romantic instrumentation and dark synths. The only downside to the album is thus that the sound sometimes appears a bit sterile. This probably is inherent to the method of working that the band chose with this album. A nice one.
     
  8. Emi

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    from MEDIENCOVERTER

    http://www.medienkonverter.de/

    rate. 5/6

    Vier Jahre haben "Canaan" für die neue Veröffentlichung "The unsaid words" benötigt. Heutzutage eine sehr lange Zeit im sehr kurzlebigen Musikgeschäft, aber verständlich, wenn ich an das Vorgängeralbum "A calling to weakness" denke. Findet dieses noch immer seinen Weg in meinem CD Player und bisher ist beim Hören noch keine Langeweile aufgekommen.

    Für die Aufnahmen des neuen Werks ist man einen neuen Weg gegangen; so wurden zuerst die Grundstrukturen der Tracks aufgenommen. Danach durfte jedes Bandmitglied die Songs eigenständig bearbeiten und seinen wünschen entsprechend verändern. Die entstandenen Songpuzzles wurden in Zusammenarbeit von den Bandmitgliedern Mauro und Nico zu den Songs verarbeitet, die letzten Endes von Alessio Camagni im Noise Factory Studio gemixt wurden.

    Beim ersten Durchlauf der Platte konnte ich von diesem sehr eigenwilligen und vor allem zeitaufwendigen Songwriting nichts hören, denn der typische melancholische Sound von Canaan ist geblieben. Tatsächlich trügt der Schein. Die Vielschichtigkeit der Tracks tritt erst allmählich auf, wenn das Album mehrmalig gehört wird. Dann wurde mir bewusst, wie sehr die Musik mit den sehr melancholischen Texten aufeinander abgestimmt ist und wie gekonnt die verschiedenen Samples eingesetzt werden.

    Für die Vocals der zwei italienischen Tracks, war Gianni von der Band "Colloquio" zuständig. Zwar war mir der Sänger, wie auch die Band bis jetzt unbekannt, aber bei "The unsaid words" liefert er eine sehr gute Arbeit. Die Songs scheinen um seine Stimme geschrieben worden zu sein, somit sind die Arrangements so dezent, dass sie in den Vordergrund tritt. Die englischen Vocals sind von Mauro gesungen. Seine warme Stimme webt sich in die Songs ein, ohne den Anspruch zu erheben, sich in den Vordergrund heben zu wollen. Trotz seiner Zurückhaltung sind die Texte sehr hörenswert und Canaan hat trotz dem Titel des Albums einiges zu sagen. Es gelingt ihnen auf nahezu intime Weise in einer sehr bildhaften Sprache die sehr bedrückenden Gefühle zu beschreiben, wenn man alleine zurückbleibt und die Illusion eines gemeinsamen Lebens zu zweit aufgelöst wird.

    Aufgelockert wird das Album durch die instrumentalen Stücke, denn es gelingt ihnen, die düstere, melancholische Stimmung des Werks zu verdichten. Vor allem führt der erste Track den Hörer sanft in die dunklen Klanglandschaften von Canaan ein, die erst nach über 70 Minuten verlassen werden.

    Hört man "The unsaid words" direkt hinter "A calling to weakness" findet eine nahezu unbemerkbare Überleitung zwischen den zwei Alben statt. Bei genauem Hinhören fällt das aktuelle Album um einiges kühler aus, welche passend zu der blaugrauen Farbauswahl des Covers ist. Einen Sternabzug gibt es aber, da mich "The unsaid words" letzten Endes aber nicht überrascht hat. Das Album ist gegliedert, wie die vorhergehenden Alben von Canaan: eine Mischung zwischen instrumentalen und gesungenen Tracks, wobei zwei davon auf Italienisch sind. Zwar gelingt es den Mailändern, sich nicht selbst zu kopieren, sondern einfach immer wieder neue Elemente aufzubauen (wie z.B. der Männerchor), aber mit der fünften Veröffentlichung hätte ich von dieser Band einfach noch etwas mehr erwartet.
     
  9. Emi

    Emi underdog

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    from METAL_MARCH

    http://www.metal-march.com/index.php?p=5&sw=&baid=1138064854&view=1&review=1138064996

    rate: 8/10

    Oh man, I was so not ready for this... Received a couple of promos the other day from Aural Music and I decided to start with Canaan. I had no idea of what to expect, but for some reason I expected something heavy. But after listening to their music that's precisely what this band is not about... It's actually the other way around, Canaan are all about deep and calm music, but still you can place them in the Metal category, but I'll get back to that later on.

    Coming from Italy, Canaan were formed in 1996 and they've released five full-length albums, this one being their latest release, and it's entitled "The Unsaid Words". It comes described as Dark/Gothic Metal, but if I had to label them I'd just use one word: Doom.
    But not like the usual Doom bands you see going around, they kind of remind of Anathema's mid period, can't really explain it. That's probably because the British were masters at the Doom genre and they didn't need to use growls or big piano passages, or even slow paced drumming because their music was depressive as it is. In one word: amazing!

    Nonetheless don't expect Canaan to be like Anathema, I just mentioned them because Canaan's music is also depressive without having all those features I mentioned you find in usual Doom bands. But they call it Dark/Gothic Metal, and I guess sometimes they sound more like that than anything else. Mauro's vocals are just great and they are perfect for the music. In the end, everything fits perfectly.

    "The Unsaid Words" is quite big in terms of time, with more than 70 minutes and 16 tracks. The only downside for this release is that 7 of these songs are instrumentals. Not as if I have anything against that, it's just that sometimes I'm loving the songs so much (Mauro's vocals really contribute for that), and then an instrumental kicks in and I kind of lose my momentum.

    As for the highlights of this release, I'd have to say all tracks that are not instrumental. I specially enjoy "Never Again", but all are good, really. Definitely recommended for fans of depressive, yet well performed music.
     
  10. Emi

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    from HMP

    http://www.hmp.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=5377

    Dopo un album straordinario come A Calling To Weakness erano in molti ad attendere con apprensione la nuova release a firma Canaan, vuoi per l'oggettiva difficoltà di continuare un percorso evolutivo che, sin dall'esordio Blue Fire, non ha mai conosciuto cedimenti, vuoi per la curiosità di osservare da vicino le vesti che il suono Canaan avrebbe assunto in questa nuova rappresentazione. Come da copione, The Unsaid Words non delude, semmai aumenta lo stupore di fronte ad una formazione con ben cinque album all'attivo eppure tuttora in fase di crescita e di evoluzione. Perché il nuovo capitolo a firma Canaan non si adagia sugli allori, né ripete staticamente una formula ormai collaudata, preferendo al contrario utilizzarla come base di partenza per una avventura sonora dai tratti innovativi. Il risultato di tale sforzo compositivo è un album ricco di sfumature e umori differenti, un lavoro da scoprire ascolto dopo ascolto in un continuo rincorrersi di indizi e allusioni, sicuramente quanto di più completo e avvincente la formazione abbia mai partorito. L'impressione che l'ascoltatore ricava è quella di una band decisa a riversare verso l'esterno il proprio mondo e le proprie sensazioni più intime, tramutando le subitanee esplosioni presenti nei lavori precedenti in elemento costante del tessuto sonoro, non più ermetico scrigno ma vaso di Pandora da scoperchiare a proprio rischio e pericolo. La struttura dell'album vede alternarsi brani complessi e dal cantato toccante a brevi partiture di stampo ambient, non semplici diversivi quanto completamento e rifinitura di un lavoro da assaporare nella sua totalità e diversità, cui contribuisce in maniera esemplare anche l'apporto vocale del fenomenale Gianni Pedretti (Colloquio, qui presente come guest in due brani), ospite perfettamente a proprio agio nel dare il proprio contributo alla riuscita di un album pressochè perfetto. Inutile dilungarsi oltre, chi ama da sempre i Canaan avrà di che andare orgoglioso, per gli altri The Unsaid Words potrebbe rappresentare l'occasione perfetta per avvicinare la band. Da avere ad ogni costo.
    Fragili frammenti di sogno
     
  11. Bard F

    Bard F Member

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    From: Silent Scream Webzine (ita)

    (http://www.silentscreamzine.com/ReviewShow.asp?ReviewsID=4114)

    Il disco è racchiuso nell’immagine di copertina. E’ tutto lì: la penombra, il riflesso di sbarre alle finestre, carta e penna come unici amici e valvole di sfogo. Fuori l’odore ormai arcano di una natura schiacciata dalla coltre di smog, dentro un ambiente spoglio e desolato. Filtra una luce fioca, eppure il mondo sembra girare alla larga. Lenti e pesanti, e a loro agio tra le atmosfere sulfuree e decadenti, i Canaan si lanciano in brani ed intermezzi (frammenti) da opera rock, senza apparire ridondanti o esagerati. L’opener-track “This World Of Mine” (appena dopo l’intro ambient “The Wrong Side Of Things”) procede col passo onirico e rassegnato dei My Dying Bride, un elogio alla sofferenza di straordinaria intensità. Ogni singola composizione, in realtà, richiede un processo di analisi interiore, di accettazione delle proprie ferite, di superamento delle tendenze autodistruttive, di tribolazione mentale e mistica. Ogni singola nota è parte di uno svolgimento terapeutico alla ricerca della purificazione della propria anima. Non è un caso che “The Unsaid Words” esca per la Eibon Records, etichetta che da dieci anni sonorizza gli incubi. Così come non è un caso che il brano “Il Rimpianto” sia interpretato dalle corde vocali di Gianni Pedretti dei Colloquio, progetto anch’esso affine a simili patimenti. L’angoscia e la catarsi elaborate dai Canaan si riversano sull’ascoltatore, che si ritrova imprigionato in una spirale di sofferenza psicologica da cui è complicato venirne fuori. Una seduta analitica a base di lamenti dark, cantilene gotiche, doom-metal da ospedale psichiatrico e post-rock dilatato ed isolazionista. Come se i Raison D’Etre e i Sigur Ros si alternassero nel recitare versi di una poesia di infinito dolore. Dobbiamo risalire il fiume temporale di quasi quattro anni per imbatterci nel precedente lavoro dei Canaan (“A Calling To Weakness”), ma non possiamo che concludere che l’attesa, mai come questa volta, è stata foriera di sorprendente, straordinaria, bellezza.

    Flavio Ignelzi
    RATE: 8/10
     
  12. Emi

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    FROM tartarean desire

    http://www.tartareandesire.com/index2.html

    rate: 8,5/10

    The style of Canaan, according to the songs foundations and album structure, hasn´t changed significantly. I´m talking about their classic alternance between ambient tracks and the “real songs”, which are the ones performed with the typical standard instruments as guitars, bass, drums and so on. Again, we also find a couple of pieces sung in Italian, something those of you who are familiar with this band will consider Canaan classic traits. The intro is buzzing noise in a nutshell, a bit too long really, although fortunately the rest of interludes separating the pop/rock oriented tracks are far different. In these tracks the listener tramples on Dead Can Dance touches, nice ambient tunes, female chants and other finesses woven by these guys. The ones I baptised as “real songs” (probably an unfair description but I think you got the point) use the classic rock schemes of verse and chorus and so on. If you don´t know Canaan and want to understand what the whole thing is going about, I´d say they´re nice melancholic songs which Anathema´s soft stuff fans could enjoy. However, these songs are much more intense and convincing than Anathema´s “A Natural Disaster”. They´re Pink Floyd- rooted, very inspired and romantic.
    The vocal lines wear a thick load of sentiment and almost utter crooner feelings I´d say. Mauro´s voice is a gifted one for the style and fits perfectly in the songs, drawing words in the air, floating over the music. These songs are firmly built on the melodies created by sweet electric guitars (hardly ever using a relevant distortion) and the synths supporting them. All the play is featured in a clean sound which makes things still more enjoyable. Dour, beautiful “The Possible Nowheres” or the emotionally crushing Pink Floyd-esque “Fragile” are possibly the most appealing moments of the album. Not to forget the peculiar feeling of the songs in Italian. So we have “Senza Una Risposta”, a ravishing delicate tune worth to mention. I often rant about the long albums. Despite “The Unsaid Words” lasts for more than 70 minutes, the listener may choose between the ambient songs or the dark pop songs, or he can taste the entire album without using the “skip” button, and each option will have its own landscapes and peculiar traits. Whatever is your choice, this is an awesome album, indeed.
     
  13. Emi

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    from ROCK HARD MAGAZINE

    rate: 7,5/10

    Aliena a qualsiasi forma di omologazione musicale, la formazione meneghina persegue da un decennio mire artistiche saldamente ancorate ai territori del dark più rarefatto e sognante, sospeso a metà strada tra poesia ed oscuri presagi, cupa rassegnazione e momenti di speranza. Giunti al quinto album, i Canaan proseguono con immutato coinvolgimento emotivo l’esplorazione di atmosfere impalpabili, melodie carezzevoli e liriche profondamente intimiste, peculiarità, queste, che delineano i tratti essenziali di una musicalità personale ed estranea alle logiche di mercato. Il contenuto di “TUW” si snoda secondo una formula ormai consolidata, che prevede l’alternanza di brevi piece dal sapore ambient/noise a brani più tradizionali, forse con il recondito obiettivo di trasmettere emozioni similari mediante sonorità differenti. Nonostante la ponderosità del prodotto, le 16 tracce dell’album scorrono via piacevolmente, leggere quanto una brezza di vento, ma lasciando ben impressa, comunque, una traccia del proprio passaggio. Brani rigorosamente cadenzati, tastiere ariose sul cui sfondo prende forma un guitar-work liquido ed un cantato profondo: questi sono gli ingredienti che concorrono a plasmare questa nuova prova in studio di Mauro Berchi & Co. Tra le composizioni di maggior spicco, meritano una menzione particolare la title-track, per via delle melodie ricercate e il ritornello, così come l’alone quasi etereo di “Never Again” e le trame più cupe di “This World Of Mine”. A 10 anni di distanza dalla nascita, il combo nostrano rinsalda la sua posizione di preminenza in seno al circuito dark italiano, questo inteso nell’accezione più ampia del termine, per influenze e singolarità nell’interpretazione.
     
  14. Bard F

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    From Disintegration.it (ita)

    (http://www.disintegration.it/primo.asp?Id=1779)

    Quali saranno le parole non dette di cui parla il nuovo lavoro dei Canaan? Inutile fare una lista o cercare risposte che potrebbero essere tutte ugualmente giuste o sbagliate, questo soprattutto perché, almeno secondo l’opinione di chi scrive, la musica della band milanese sembra venire da lontano, dai meandri più oscuri e nascosti dell’anima, da quelle piaghe dello spirito mai sanate ed arriva sino a profumare d’oriente (“Sterile”). L’impotenza nel vedere la realtà sgretolarsi e cadere a pezzi, frammenti, la sensazione di trovarsi bloccati per sempre, sempre a percorrere un viaggio che non porta mai nessuno da nessuna parte. Come per il precedente “A Calling of Weakness” ancora una volta inserti ambient, in cui appaiono, quasi come oscuri figuranti, inquietanti canti corali, struggenti violini e suggestivi rumori, fanno da congiunzione tra le canzoni vere e proprie, magistrale esempio di quel dark doom capace di rapire l’ascoltatore anche con poche note, di scavargli dentro pur suonando leggero come una piuma. Citare una traccia piuttosto che un’altra è un’ingiustizia perché ogni episodio è tappa essenziale di un univo viaggio onirico, ma brani come “Senza Una Risposta”, dal testo che fa male, “The possibile Nowheres” e “Il Rimpianto” non possono non essere qui ricordate. Ci sarebbe ancora da scrivere molto o forse si sarebbe potuto scrivere ancora meno; non sempre le chiacchiere di noi recensori vanno d’accordo con la musica di cui dobbiamo parlare. Ascoltate attentamente…

    (Stefano D’Auria) - Voto: 7,5
     
  15. Bard F

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    Cos'altro potevamo aspettarci da una band dallo spessore dei Canaan? Facile, una ennesima perla musicale. Quale momento migliore per assaporare le decadenti note di "The Unsaid Words" del freddo inverno che lentamente ci avvolge? Ricco di elettronica, ricco di pesantezza "verbale", ricco di momenti riflessivi, ricco di pathos.... questo è uno di quei dischi che va ascoltato e riascoltato per captarne il più insito contenuto, per gustarlo fino in fondo.
    Una fabbrica abbandonata, mal ridotta, invasa da vegetazione selvaggia; un bosco avvolto dalla neve e dalle tenebre.... silenzio assoluto, una quiete tenebrosa, fastidiosa... è qui che i Canaan ci trasportano... lontani dalla realtà, lontani dal trambusto cittadino, lontani dal caos; solo noi e queste dolci, decadenti note.
    Al dark-doom si affaccia un uso più massiccio dell'elettronica (uasata per legare i vari brani del disco) capace di donare al tutto più completezza; l'ambient incontra il noise tessendo trame a tratti calde e sognanti, a tratti fredde e inquietanti, disturbanti. La coinvolgente "This World Of Mine", la seguente stupenda "The Possible Nowheres" legate da una breve strumentale dal sapore orientale e poi ancora le stupende "Fragile", "The Unsaid Words" e "Il rimpianto", sono solo piccoli tasselli di un mosaico di rara bellezza reso pressochè perfetto da una piccola gemma quale "Senza Una Risposta".
    Inutile fare paragoni col passato (da anni i Canaan ci deliziano con lavori superbi), inutile fare supposizioni sul futuro.... "The Unsaid Words" è un disco notevole come pochi altri (purtroppo) e posso assicurarvi che a disco finito la voglia di riascoltarlo sarà talmente forte che difficilmente le resisteremo....

    Da avere, senza ombra di dubbio.

    Eugenio Morra

    RATE: 5/5
     
  16. Bard F

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    From PowerMetal.de (ger)

    (http://www.powermetal.de/cdreview/review-7090.html)

    Musik, die sanft fällt. Musik, die weich ist. Musik, die in die Untiefen der Seele hineinfühlt. So lässt sich das fünfte Werk von CANAAN beschreiben.

    "The Unsaid Words" heißt es. Auf dem Cover kauert ein gemalter Junge in der dunklen Ecke eines düster-bläulichen Raums und blickt scheinbar verwirrt neben sich auf ein Blatt Papier. Darauf liegt ein Füllfederhalter. Was ist dem Kind widerfahren? Hat seine große Jugendliebe ihm einen Abschiedsbrief geschrieben?

    Oder ein geliebter Elternteil Selbstmord verübt? Solche Fragen sind es, denen die todtraurige Musik von CANAAN genügend Raum gibt. Minuten für Selbstreflexionen, ebenso für schwerste Depressionen, aber auch Zeit zum Baumeln der Seele.

    Denn: Die Platte beansprucht zwar Aufmerksamkeit, aber nur wegen ihrer Ruhe.
    Die italienische Band übt sich in extremer Melancholie, wilde Gitarrenläufe sind nicht die künstlerische Sprache von CANAAN. Lieber schwelgen sie in verträumten Tönen, sanften Drums und wohlgesetzten Gitarrenarrangements.

    Mauro, der Sänger, erhebt dazu dann und wann seine klare und dunkle Stimme, singt seltsam ergreifend von den ungesagten Worten das Albumnamens. In ihrer Traurigkeit wirkt die Band jedoch zu keiner Zeit aufgesetzt, vielmehr eben unendlich deprimiert, ehrlich depressiv bis zum Ende. Für die nötige Abwechslung der sehr ruhigen Atmosphäre sorgen neben den herrlichen Harmonien einige dezente Samples, ebenso brilliert ein hintergründiges Keyboard durch seine klugen Einsätze. Zwischendurch gibt es wiederum ganze Parts, die rein akustisch gehalten sind, etwa das von einer nervösen Geige dominierte 'Sterile'. Bei den zwei rein italienischen Stücken 'Senza Una Risposta' und 'Il Rimpianto' dar f sich sogar ein Gastsänger versuchen - auch für seine wunderbare Stimme scheinen die Stücke extra wie geschaffen, wie grandiose Traumkollagen zieht der Sound darin durch die Ohren.

    In solchen Momenten werden freilich Erinnerungen an ANATHEMA wach. Mit dieser Ausnahmeband zu ihrer besten Zeit - ihr "Judgement"-Album - lässt sich die Musik von CANAAN noch am ehesten vergleichen. Hier geht es um die Stärke von Gefühlen, 71 Minuten lang wird die Kraft der Melancholie vertont. Die Gedanken schweifen. Hin zu den Kriegen dieser Welt, zu Kindersoldaten in Uganda, zu jungen Selbstmordattentätern, die nie das Lachen eines Enkels hören werden.

    CANAAN scheinen all die Tragödien der Erde in ihren Elegien an den Weltschmerz zusammenzuführen. "The Unsaid Words" ist aus dieser Sicht betrachtet ein düsteres Requiem mit wenig Hoffnung auf bessere Zeiten, in den Klängen dieser fünf virtuosen Musiker finden positive Gefühle nur selten einen Platz. Doch in solchen sehr seltenen Momenten wirkt die Platte besonders berückend, als Kontrast gegen die allumfassende Traurigkeit. Vielleicht sind diese akustischen Lichtblicke aber auch nur eingebildet, weil das Hirn es nicht fassenwill, dass bei CANAAN nur Schmerz und Tristesse regieren. Musik wird so zur Seelentherapie. Grandios.

    Anspieltipps: In A Never Fading Illusion, Sterile, Never Again, Senza Una Risposta
     
  17. Bard F

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    From Masterful Magazine (pol)

    (http://www.masterful-magazine.com/recenzja_result.php?wynik=detail&rodzaj=recenzje&id=1482)

    Nic - Nigdy - Nigdzie. Świat nieistniejący, albo istniejący gdzieś zupełnie z boku. Uśpiony - a może to tylko my cały czas śpimy i go nie zauważamy, i tylko czasami, zupełnie przypadkiem, budzimy się na chwilę i dostrzegamy jego istotę - bez czasu, bez słów i określonego miejsca w przestrzeni. Canaan po raz kolejny rozciąga swoją wizję tego alternatywnego świata, który tkwi głęboko w pokładach naszych nawarstwionych emocji, we mgle przeszłych zdarzeń i równie niejasnej wizji przyszłości. 71 minut psychicznego kaca, podszytego uczuciem bezsilności i gorzką melancholią - tą prawdziwą, głęboką i radykalną melancholią. Nieodłączna świadomość straconego czasu na pogoń za wiatrem, na zdradzanie samego siebie i poszukiwanie tego, co tak naprawdę od początku jest na wyciągnięcie ręki, ale sami sprawiamy, iż staje się to dla nas nieuchwytne. "The unsaid words" to kawał muzycznej poezji egzystencjalnej, z początku sprawiającej wrażenie ckliwej i zbolałej, ale jednak zdystansowanej i nigdy mimo wszystko nie wpadającej w patetyczny ton. Taki właśnie jest Canaan - poruszający się w sennych i mało atrakcyjnych, nie tylko dla przeciętnego fana metalu, motywach doom, ambient, dark wave i wszelkich pochodnych i opatrzonych czystym, zmysłowym i smutnym wokalem lidera Mauro, ale wciąż są bardzo autentyczni w tym co robią i doskonale zachowują równowagę między eksperymentowaniem a artystycznym wyrazem ich muzyki. Nawet jeżeli potraktuje się ich krążki tylko jako dobry lek na bezsenność to i tak nie można powiedzieć, że jest to lek tandetny. Muzyka Włochów ma może i minimalistyczny charakter, ale za to posiada wyrażną wymowę i rzadką umiejętność uchwycenia tych fragmentów naszej własnej natury, przed którymi sami często zamykamy drzwi.

    RATE: 7,5
     
  18. Bard F

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    From Chain D.L.K.

    (http://www.chaindlk.com/reviews/index.php?rl=1&id=2497)

    THE UNSAID WORDS is the fifth Canaan studio album and it arrives four years after the previous one which was titled "A calling to weakness". The new album contains three kind of songs: the dark ambient ones, the ones influenced by doom metal sung in English and the ones influenced by doom metal but sung in Italian. Probably you would ask the reason of my distinction of the song sung in English and in Italian language. Well, they sound different and not only because of the sound of the language. I think that Mauro felt more intimate the songs sung in our mother language and for this reason they sound like a sort of modern Luigi Tenco. The dark ambient tracks aren't only based on drones and obscure hisses they also have mid-oriental influences (see the violin on "Sterile"), chants (like on "Fragment #1"), Asian influences ("Fragment #2" is a beautiful track that would fit movies like "Crouching Tiger, Hiddin Dragon" nicely) and ambient industrial ("Just another noise"). I must admit that these are my preferred ones but also the tracks influenced by doom metal show really well how much personal Canaan songs sound. I must say that it hasn't been easy to listen to all the tracks in a row, because the level of nihilism and isolationism is really high. It seems hard to think about it when you talk about tracks with a song structure, but I assure you that it has been difficult to avoid the sense of melancholy and depression when I listened to those ones. Mind you, depression because of the atmosphere created, not because the music is rubbish. Try them if you dare...

    RATE: 4/5
     
  19. Bard F

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    From Heathen Harvest

    (http://www.heathenharvest.com/article.php?story=2006013012144857)

    Eibon Records of Italy has been cultivating an impressive discography of eclectic music for years now. Eibon’s releases range from noisy industrial offerings like Navicon Torture Technologies to the more neoclassical and ethereal pop offerings of Ignus Fatius. Eibon has striven to remain open to promoting quality music while defying the tendency to focus upon a single genre or niche within post industrial music. This openness exercised by Eibon has allowed the label to drift about the post industrial landscape while cultivating artists for eager listeners looking to discover innovative and engaging music.

    Canaan “The Unsaid Words” is one of the latest releases offered by Eibon records. Canaan is a dark rock band formed in part by Mauro the owner and operator of Eibon Records. Canaan has been tirelessly creating and recording music for the past ten years. “The Unsaid Words” continues Canaan’s established theme of exploring isolation and loneliness through music. Melancholy has defined the music of Canaan throughout the bands many releases and it remains a distinct force on “The Unsaid Words.”

    “The Unsaid Words” does represent a musical departure for Canaan from previous releases. During past recordings Canaan wrote their songs together as a band and would meet regularly for rehearsals before entering the recording studio to record an album. With the recording of “The Unsaid Words” Canaan broke this pattern and chose a more experimental approach. The songs recorded for the album began with a couple of Canaan members sketching out the basic song structures while improvising with only a few instruments. These rudimentary songs were then circulated between individual band members who each then contributed to the song through instrumentation and editing. After each member played Dr. Frankenstein with the improvisational recordings Mauro and Nico entered into the studio with their newly acquired song fragments and constructed the sixteen songs featured on “The Unsaid Words.” The vivid result of this experimentation has resulted in a noticeable evolution in the music of Canaan. Where once the bands was firmly based in dark rock it has now been unmoored and set adrift on dark waters that open into uncharted domains of dark ambience.

    “The Unsaid Words” begins with the introductory track “The Wrong Side Of Things.” “The Wrong Side Of Things” begins with swelling dark ambience and ritualistic atmospheres. Waves of grey sound disgorge out of a dark well like awakened shadows scrambling from the light. These cold quaking slabs of dark ambience are accented by minimal electronic effects and occasional metallic accents. The music shifts from active dark concourses of primordial sound to dark meditative atmospheres that suspend the musical elements like cold distant moons in celestial fields of nothingness. After two and a half minutes of roaming these subterranean depths the dark ambience slowly opens to liturgical chanting performed by a choir. The words are lost in translation but the choir conveys a deep ritualistic feeling to the music as their voices effortlessly rise to a peak ending the song as they retreat.

    “In A Never Fading Illusion” is the tenth track on “The Unsaid Words” and it is representative of half the music found on the album. “In A Never Fading Illusion” is rooted in Canaan’s familiar sound of epic dark rock with guitar, bass, keyboards and drums unifying in a powerful and epic ballad of despair and self reflection. “In A Never Fading Illusion” begins with simple bass chords and wavering electronics that create a sad desolate soundscape. A male vocalist breaches the tentative music with introspective lyrics sung with casual sensuality. The vocalist’s voice draws the listner in with vulnerability and authenticity creating a bond between the singer and the listner as he displays his tormented soul. Drums join the bass and electronics adding a slowed rock rhythm that sustains the sense of trepidation. When the electric guitar enters the fray it descends in a lustrous dance of shimmering chords. The electric guitar is sensual and crystalline as it gyrates through sound never overpowering the song but rather entwining with the rest of the instrumentation. Strong abbreviated riffs join the guitar in its epic quest adding an edge to the otherwise deeply sensual music. The combined effect is like drowning in the sweetest misery. While the lamenting voice of the lead singer guides you ever deeper into your neglected feelings the guitars and drums create a spiraling vacuum of seducing sound that fully engulfs the listner. It’s hard to clothe this new side of Canaan in words. The music is epic, dark, powerful, authentic, and moving. It sounds as if Canaan successfully unified the often severed sounds of metal, rock, and industrial music having found a balance that accents the emotive possibility of this combination. This new fusion is a much welcomed break from the savage guitar and electronic rhythm driven industrial rock that is so frequently replicated by artists trying to combine rock and industrial music.

    Canaan flirts between ambient based experimental compositions and dark rock forays throughout “The Unsaid Words.” The balance is quite even with most songs on the album fluctuating between these two musical styles with a nice dose of neoclassical instrumentation finding its way into the ambient offerings. “The Unsaid Words” ends with the sixteenth and final song on this epic album. Track sixteen titled “Nothing left (to share)” combines a short ambient introduction with Canaan’s powerful rock alchemy. The song begins with solitary bass lines and remote gurgling electronics. The mood inspires a sense of separation and inward reflection. The bass moves slowly forward accompanied by distant muted drums and slow growling guitars. A male vocalist begins a desperate narrative of disillusionment as the song builds momentum. The bass remains the prominent sounds while the rest of the instrumental cast and the vocals sound strangely muted as if being heard through a mental fog. You hear the music though you feel removed from its reality. Canaan feels your remoteness and just over a minute into the song they remove the muffler and the song comes to life with clarity and brilliance. The new balanced musical stage instigates feelings of unification between the listner and the band. The drums and bass lead the song as the singer reminisces about illusions shattered. The music surges forward after a long build up exploding into a dark rock anthem driven with strained emotion and expert instrumentation. Canaan once again delivers a very unique and amazingly effective dark rock ballad. The song rises several times surging towards emotional and instrumental plateaus only to retreat and reenergize for the next wave. The music ends as delicately as it launched leaving the listner to reflect upon the Canaan’s offering.

    “The Unsaid Words” is definitely the most powerful offering so far by Canaan. The band has achieved a balanced unification of sound that brings to life the thematic heaviness of despair and loneliness that characterizes their music. Never before has Canaan musical visions been so approachable and consuming. This is the perfect music for those nurturing wounds and picking emotional scabs. Canaan exploration of human sadness and the depths of human despair is not only convincing it is grad in it scope. Having harnessed the applicable elements of metal, rock, ambient, and experimental music without shouldering the burdensome side of these musical styles has proved their musical alchemy to successful. I have listened to “The Unsaid Words” and imagine I will be playing it frequently in order to fully digest it. I recommend fans of epic dark rock music to try Canaan out. You can really feel the dedication and talent of these artists have poured into each and ever song. Canaan offers the dark emotive music fan the chance to feast and indulge!
     
  20. Bard F

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    From The Darkest Hours (can)

    (http://www.thedarkesthours.com/reviews/testreview.php?id=1559)

    New Canaan record 'The Unsaid words' could be easily describe as one of the most dark doom atmospheric record. Yes, 2 words can describe it: Dark & Doom. Slow tempo, unique dark vibe and of course, they didn't forget to include some good melodies. One thing I don,t understand is that they put some 'intros' before every song and I don't get it! Don't know what is the purpose of those intros and I'm always skipping them. A waste of time I think! Having said that, if you close your eye, you'll be dreaming, dreaming because of the landscapes. The clean vocal are too monotonous, always on the same tone and since their melodies are good and since their songs are filled with emotions, that would have been great to hear more emotion in the singer's voice. Some higher tone would have been great. It's too linear and because of that, it's kind of hard to listen to this album from start to finish but don't get me wrong , this isn't bad but it'll definitly needs more to break through.

    RATE: 70%
     

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