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CANAAN - "Contro.Luce" - Reviews

Discussion in 'code666' started by Emi, Dec 6, 2010.

  1. Emi

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    http://www.metal.it/album.aspx/13586/

    Hanno sempre avuto il coraggio di giocare con le sfumature della luce, di trovare e scovare delle belle intuizioni fra le ombre di un sound oscuro e a tratti immobile, questo sono i Canaan, un gruppo che come da tradizione in molti ignorano, eppure proprio quei molti si perdono tonnellate di ottima musica, originale e personale, sicuramente evocativa e dal forte taglio emozionale. Contro.Luce è un ritorno coraggioso, elemento che da sempre non manca nei Canaan, ma stavolta aumenta perchè tutto l'album è cantato interamente in Italiano, e se qualcuno avrà storto il naso a questa notizia state pure tranquilli perchè tutto fila via liscio come l'olio, con grande classe e raffinatezza. I testi sono abbastanza onirici, magari di non facile comprensione, eppure sotto l'utilizzo delle metafore ci sono parole pesate a dovere, con un 'ottima metrica e fuori dal rischio di cadere nella classica pacchianeria. Ma quello che stupisce ancora una volta è la grande ricerca musicale che i Canaan portano a compimento, sempre a flirtare con trame oscure e in qualche caso psichedeliche. Tutto l'universo di questo gruppo appare in un primo momento statico, forse in modo anche esagerato, eppure è proprio nella lentezza che rimanda a un certo Doom Metal che i Canaan sanno comunicare disagio e sospensione, proprio come fosse un sogno. Ovviamente non sono un gruppo Doom nel senso letterale del termine, perchè c'è tanto altro dietro, come molta musica Dark, Wave... e Ambient, molti in questo senso gli intermezzi strumentali fra un brano e l'altro, e i più interessanti sono sicuramente quelli "esotici", fra percussioni orientaleggianti e melodie non propriamente di estrazione gotica, ma sempre e comunque ricchi di fascino e ben abbinati al contesto generale. Contro.Luce è un lungo viaggio musicale da affrontare tutto di un fiato, senza suddivisioni, va assorbito nella forma totale. Se mai ce ne fosse bisogno questa è l'ennesima conferma che l'Italia non deve invidiare niente e nessuno.
     
  2. Emi

    Emi underdog

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    http://www.metallized.it/recensione.php?id=4879

    Quando l'invasione è conclamata, quando il contesto in cui viviamo, o meglio, il fottuto contesto in cui abbiamo imparato a vivere si è completamente ribaltato, è troppo tardi. Noi, con i nostri libri, la nostra cultura, la nostra musica, il buon gusto e le buone maniere, non possiamo fare più niente. Nulla. Siamo al palo. O ci si adatta, o si rimane al palo. Ma io non ce la faccio. No, non ce la faccio. E, intendiamoci, io sono sempre stato uno propenso ai compromessi, non certo un assolutista. Eppure non ce la faccio. Viene fuori la paura, il terrore per i lati oscuri della modernità, per l'era glaciale dei rapporti umani che sta arrivando e nei confronti della quale proprio non riesco ad adeguarmi. E che alimenta il desiderio di scomparire, di fuggire. Un'esistenza che non conosce la distinzione, non conosce definizioni, sfumature, fatta di persone assolutamente identiche.
    Non rimane che il lasciarsi andare.

    I Canaan, tra le più fulgide realtà del panorama dark italiano - nati, lo ricordiamo, dalle ceneri dei seminali funeral doomsters Ras Algethi - decidono di deliziarci per una sesta volta con Contro.Luce.
    Se The Unsaid Words aveva chiuso un capitolo di dolore e rimpianti, Contro.Luce sembra aprirne uno nuovo, in cui tutti quegli elementi si ritrovano ancora, ma sullo sfondo di una gelida e asettica discesa, mascherata di indifferenza e (vano) distacco, nei meandri dell'abbandono e della rassegnazione.
    Il parallelismo strutturale con le loro precedenti opere è flagrante:
    sebbene sia quasi impossibile trovare una classificazione soddisfacente se non accontentandosi di generici rimandi, si potrebbe affermare che episodi ambient alternati a composizioni darkwave rechino l'ora e un quarto del disco. E' comunque una generalizzazione stilistica, tanti sono gli stimoli e gli influssi riscontrabili nell'opera.
    Ma le similitudini non vanno molto più in là: l'algido ambient sporcato di elementi drone e noise dei precedenti lavori acquisisce ora maggiore valore e consapevolezza, tingendosi persino di elementi etno-tribali.
    Meno claustrofobico che in passato ma, quel che è peggio, terribilmente più lucido è lo scenario sonoro mediante il quale i milanesi constatano la totale rassegnazione, "aggrappati alla voglia di fare qualcosa ma inutili come vento che passa senza mai un posto dove fermarsi" (Mauro Berchi).
    Dall'altra parte troviamo i brani "cantati", i quali di volta in volta infondono una certa dose di emozioni contrastanti rispetto alla depressione cosmica delle sezioni ambient. Ed è proprio in questi che troviamo la grossa novità del platter, ossia l'impiego totale della lingua italiana. Qui Mauro, più che nei precedenti dischi, si destreggia molto abilmente sul sottile filo che separa il canto dalla solenne declamazione. Uno stile che mi ha più volte portato alla mente dei paragoni con Battiato, anche se a differenza del maestro qui non c'è traccia di termini colti (se non di vagamente tali nella tracklist): è come se i Canaan volessero in qualche modo nascondersi dietro un linguaggio sì ermetico ma di calcolata, rigorosa ed elegantissima sobrietà. Una poetica della "comunicazione" congiunta a quella dell'"espressione", quindi.
    Dal punto di vista tecnico la voce di Mauro non è mai propriamente pulita, in ogni brano sono stati applicati filtri, equalizzazioni ed effetti tra i più disparati, offrendo connotazioni via via più consone all'interpretazione di ogni pezzo (Terrore ne è ottimo esempio). Da sottolineare come i pezzi rappresentino ciascuno una tappa obbligata di un ipotetico viaggio introspettivo alla scoperta dei propri più intimi sentimenti. Una sorta di via crucis "contro luce" (cioè rivolta all'oscurità).
    A livello musicale, sia ben chiaro, di metal non c'è niente; il grosso degli arrangiamenti è ad opera dei synth (ben 4 in formazione) ed anche su questo fronte è l'estrema varietà delle soluzioni adottate a togliere il respiro: dalla rumoristica industriale (e industrial) all'organo, dagli strumenti sinfonici a sonorità techno. La struttura generale dei pezzi, come dimostra la sezione ritmica, è comunque di stampo doom, ed il riffing è perpetrato per mezzo dei synth, mentre la chitarra elettrica si esibisce per lo più in arpeggi ed in sporadici assoli, oppure in soluzioni liquide ed eteree al limite dello shoegaze.
    Ma tutte queste parole, poco più che vaghe rappresentazioni, non basterebbero ancora a trasmettervi le essenze che rendono questo disco una sfumatura di colori unica e indispensabile in una discografia costruita interamente sul nero.

    E insomma, Contro.Luce mi ha convinto, mi rassegnerò. Finirò con l'accettare tutto questo. Accetterò questa mia fine. Ma che almeno sia gloriosa!
    E questa nuova uscita dei Canaan, credetemi, lo è.
    In una gabbia di vorrei potrei sarei.


    85
     
  3. Emi

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    CANAAN zählen mit zu den wichtigsten Adressen, wenn von dunkler, düsterer Musik aus Italien die Rede ist, keine Frage. Und selbst wenn sich Mastermind Mauro Berchi in den letzten Jahren in erster Linie um sein zweites Projekt NERONOIA gekümmert hat, galt das Unternehmen CANAAN niemals als beendet, wie man auch davon ausgehen kann, daß momentan zwar die Priorität erneut anders gelagert zu sein scheint, wir aber doch auch wieder neues Futter von NERONOIA verabreicht bekommen werden. Mit »Contro.luce« (dt. "Gegenlicht") präsentiert uns die Formation ein für alle Dunkelheimer wohl überaus spannendes Werk, das nicht nur durch die Tatsache aus der Veröffentlichungsflut herausragt, daß die Texte allesamt in italienischer Sprache vorgetragen werden, sondern auch, weil man die insgesamt 21 Kompositionen (inklusive zahlreicher, zum Teil namenloser Interludien) zu einem wahrlich packenden Gesamtkonzept zusammengefügt hat. Zwar wird sich der hart rockende, headbangende Teil der Leserschaft nicht wirklich von CANAAN angesprochen fühlen, weil man diesbezüglich hier definitiv an der falschen Adresse ist, wem es jedoch nach einer phasenweise regelrecht skurril anmutenden Melange aus Dark Wave, Ambient und World Music gelüstet, der ist hier absolut richtig.
    Vom Aufbau her ist es interessant mitzuverfolgen, daß zumeist ein titelloses Stück im Anschluß an eines mit Titel folgt, so als ob die Künstler ihren schöpferischen Drang innerhalb der Kompositionen selbst nicht vollständig ausleben konnten und wahlweise einen "Abklang" (oder auch ein Vorspiel zum nächsten Track) hinzufügen mußten. Inwiefern das als Teil eines Konzepts zu verstehen ist, vermag ich nicht wirklich zu beurteilen, jedenfalls paßt diese Vorgehensweise gut zum Gesamtbild.
    Auch wenn manche Kompositionen noch nicht einmal im Ansatz etwas mit "Rockmusik" im eigentlichen Sinne zu tun haben, muß selbst meine Wenigkeit CANAAN attestieren, ein überaus imposantes Werk abgeliefert zu haben, das mit ungemein vielen Spannungsmomenten und Überraschungen aufwarten kann.
    Die Palette reicht dabei von ethnischen Klänge, wie in "4", das den Zuhörer schnurstracks auf eine Reise gen Nahen Osten entführt und orientalisches Flair versprüht, bis hin zur beklemmenden Atmosphäre von "Lascivia", das zunächst mit Melodien eines Schlangenbeschwörers aufwartet, ehe uns dunkelste Klänge im Sinne früher FIELDS OF THE NEPHILIM kredenzt werden, die durch die italienischen Lyrics noch ein wenig geheimnisvoller wirken.
    Zugegeben, »Contro.luce« ist auf Dauer nicht unbedingt einfach zu ertragen und auch alles andere als ein Album um in einen Tag zu starten, wer sich jedoch ganz gerne mal absolut ungewöhnliches Liedgut zu Gemüte führt, liegt hier richtig, denn dieses Album macht sich als dunkler Farbtupfer mit Sicherheit in jeder Kollektion ganz gut.


    8
     
  4. Emi

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    Bei den Italiener Canaan handelt es sich um eine Band welche aus Ras Algethi, eine der Urväter des Funeral Doom, hervorgegangen sind. Eine gewisse Doom Atmosphäre ist sicher auch auf dem hier vorliegendem Klanggebilde auszumachen. Mit Metal hat dies allerdings herzlich wenig zu tun; was dem geneigtem Höre aber ziemlich egal sein dürfte.
    In etwas mehr als 72 Minuten gibt es 21 Stücke welche eine sehr düstere Stimmung verbreiten und sehr experimentell gehalten sind. Keyboard und Samples bestimmen die größtenteils instrumental gehaltenen Songs und mit verzerrten Gitarren, ein immer passend eingesetztes Schlagzeug und teilweise sehr rauen Tönen wird alles verwoben. Auch Percussionklänge und leicht orientalisch angehauchte Rhythmen bekommen ihren Platz in diesem Klangwerk. Hinzu kommt ein sehr prägnanter Gesang der meist klar daherkommt. Nur ab und an, wenn ein paar "Spooken Words" eingebracht werden gibt es auch hier Verzerrungen. Sprachlich hält man sich an die italienische Muttersprache, welche hier, ob ihrer hervorragenden Eignung Emotionen auszudrücken, wohl auch am besten passt.

    Fazit: Contro.Luce ist ein Album was zwar mit Metal nichts zu tun hat, aber wohl auch dem ein oder anderen Freund Selbigen gefallen könnte.
    Eine dunkle Stimmung die manchmal regelrecht erdrückend wirkt, der teilweise doomige Charakter und der doch recht Ambient mäßige Sound dürfte wohl auch unter Metallern seine Anhänger finden. Obwohl jeder Song(von denen über die Hälfte einfach nur "." genannt werden) für sich allein stehen könnte, passt dennoch alles zusammen und jeder Song könnte als ein Kapitel einer Geschichte stehen. Ein Klanggebilde was man nicht einfach nebenbei hören sollte. Um dieses Werk wirklich erforschen zu können sollte man sich Zeit nehmen, den Kopfhörer aufsetzen, die Augen schließen und es dann auf sich wirken lassen. Musikalisch hochwertige Kunst. 8/10 Punkte
     
  5. Emi

    Emi underdog

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    http://www.wingsofdeath.net/content/36,11172/Canaan - Contro.Luce

    Canaan is in 1996 ontstaan in Italië, als opvolger van de (funeral) doom metal giganten van Ras Algheti. Door de jaren heen is behoorlijk geëxperimenteerd op muzikaal vlak, de basis was echter altijd donkere en ambient muziek. Niet echt standaard voer voor metalfans. Derhalve heeft Canaan dan ook altijd een behoorlijk obscure status gehad. Met deze zesde cd Contro.Luce zal daar ook geen verandering in komen, hierop is echt helemaal geen sprake meer van ook maar enig raakvlak met heavy metal muziek. Canaan heeft even in de ijskast gestaan ten faveure van het project Neronoia waarin we dezelfde muzikanten aantreffen. Die tussentijd lijkt door Canaan optimaal benut om het toppunt van hun experimenteerdrift te bereiken.

    Een eerste luisterbeurt leert dat de vermelde . tot en met ........... ook behoren tot de nummers op dit album, zodat we samen met de tien genummerde tracks uitkomen op totaal 21 nummers en zo'n zeventig minuten aan muziek. De tien titels vormen de basis van het album, de ongetitelde nummers zijn te beschouwen als intro's, intermezzo's en dergelijke. De muziek op Contro.Luce kun je denk ik nog het best vergelijken met een lappendeken. Allemaal verschillende stukjes met ieder een eigen identiteit, die gezamenlijk toch een samenhangend geheel vormen. Juist de verbindingsstukjes leiden tot de eenmaking van dit album. Zij variëren van ambient, cold wave, etnische muziek (let op de percussie) tot industrial soundscapes en zelfs Gregoriaans aandoende gezangen. Zelfs een enkel moment van stilte wordt gebruikt. De tien getitelde nummers hebben als gemeenschappelijkheid dat ze allemaal heel kalm, sereen klinken. Veel zwevend toetsenwerk, vredig klinkende zang (in het Italiaans!) en rust uitstralende klanktapijten.

    Al met al komt Contro.Luce op mij over als een wat merkwaardige trip. Je wordt langs verschillende sferen en klanken gevoerd, en de Italiaanse vocalen geven het geheel een zalvend gevoel. De overheersende sfeer is toch wat duister, een beetje een onheilspellende deken die over je heen valt. Daarnaast lijk je soms toch ook overvallen te worden door een gevoel van sereniteit, vredigheid. Een ding staat als een paal boven water: er is geen fragmentje metal te bespeuren op dit album. Ik heb het nu enkele keren over me heen laten komen, maar ik weet nog steeds niet goed wat ik er van moet vinden. Ik kan onmogelijk zeggen dat het slechte muziek is, ikzelf kan er gewoon niet veel mee. Ik denk dat de cd bij uitstek geschikt is om je bij te ontspannen, laat het rustig gebeuren.
     
  6. Emi

    Emi underdog

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    http://www.pavillon666.fr/chronique-metal-5608.php

    7/10

    Quel point commun y a-t-il entre un groupe de Rock chrétien, un MMORPG et un album de gothic/dark ambient?
    La réponse se nomme CANAAN.
    La bande italienne qui nous intéresse aujourd'hui, nous invite donc à découvrir leur sixième opus intitulé "Contro.Luce". Fondé en 1995 par les membres du défunt RAS ALGETHI, leur répertoire musical a évolué au fil du temps et une fois de plus, la surprise est au rendez-vous.
    "Le beau est toujours bizarre", voilà une citation qui conviendrait parfaitement au style du combo. Construit autour de vingt et une pistes, formé de mélopées aériennes, de séquences industrielles, le tout dans leur langue maternelle, le résultat est étrange, désespéré, surprenant. Que les plus frileux s'éloignent!

    En faisant cohabiter des sentiments contradictoires, opposant un semblant de quiétude et d'espérance à l'angoisse ou la mélancolie, nous retrouvons, tour à tour, différentes facettes dans ce disque. Dès les premières notes, nous voilà propulsés dans une autre dimension, un voyage dépaysant dont l'étiquette "gothic/ dark ambient" ne suffirait pas à le décrire. Même si la construction semble être la même tout au long de l'album, ce fonctionnement propose pourtant des titres et interludes clairement dissociables. Les pistes défilent sans logique, passant d'un univers à un autre, brisant les barrières avec des cassures de style. Une musique expérimentale qui ne s'apprivoise certainement pas à la première écoute. Ni au premier titre...

    "Calma". Voici justement le nom de la première ballade aux accents italiens, entraînée par des nappes de clavier et la voix nonchalante de Mauro, mises au premier plan. Dans un tout autre registre, c’est un intermède instrumental minimaliste dans un style "drone", qui servira de transition. Une atmosphère inquiétante qui disparait dès l'arrivée d’"Onore". Un clavier "ambient", mêlé à une rythmique très lente et une déclamation monotone. Cette piste mélancolique qui utilise l'orgue et quelques notes electro au passage, nous conduit ensuite vers un autre territoire, celui de la musique ethnique. L'intermède n°2 résonne et nous envoûte par ses sonorités orientales et ses rythmiques tribales. Assisté par quelques instruments traditionnels, l'atmosphère à la fois chaude et colorée, emplie de senteurs, n'en demeure pas moins intrigante. Après une introduction céleste, le ton s'assombrit également sur "Noia". Quelques lignes de guitare saturées et des chœurs mystiques s'élèvent, intensifiant cette progression atmosphérique. Mais ne changeons pas les bonnes habitudes, voici venu le temps du prochain intermède…
    Une rythmique tribale, un bourdonnement incessant, une voix fluette apaisante, une seconde voix enivrante, plus lointaine encore. Dans un esprit shamanique, malgré ce sentiment de malaise qu'il installe, cette boucle s'avère curieusement assez plaisante.
    "Terrore" retentit ensuite. Une voix altérée, ravagée, guide cette progression funeste, en alternant des parties plus lentes et graves, propres au doom, à des séquences légères et rapides, notamment durant le refrain, pendant lequel la voix et les mélodies s'adoucissent. La dualité est encore très présente.
    Les sifflements et sonorités mécaniques du morceau suivant nous ramènent à bord du vaisseau. Difficile d'y rester longtemps tant l'atmosphère est étouffante, mais nous voilà déjà reparti en direction de la prochaine étape, "Ragione". Plus posée et intense que les précédents morceaux. Due en grande partie à ses sections symphoniques, à son chant aérien, à ses samples, à son solo de guitare cosmique ou encore à sa flûte, et oui! Cette ballade s’avère aussi émotionnelle que le prochain intermède… Un retour vers l'Orient, de par sa rythmique et son acoustique, mais une touche industrielle également, de part ses sonorités.
    Nous en sommes seulement à mi-parcours, et beaucoup d'éléments restent encore à explorer. Alors, essayons de résumer la suite des événements :
    Un fond atmosphérique et martial sur "Oblio", une invitation à la méditation tibétaine amenée par la flûte de "Lascivia", une partie instrumentale folklorique nommée "Umiltà", quelques notes de piano happées par les grincements inquiétants de "Concupiscenza" et enfin, un appel chamanique sur "Esitazione". Sans oublier, les quelques intermèdes qui nous promettent un mélange de sonorités, une voix lancinante, accablée, des mélodies parfois planantes, toujours nostalgiques.

    De nombreux titres, une émotion aussi présente que détachée, une musicalité minimaliste, des transitions souvent incompréhensibles, des instants de flottement puis d'intensité...
    Difficile de décrire un tel album, difficile d'en comprendre le sens à la première écoute. Même après plusieurs écoutes, d'ailleurs. Difficile de pénétrer un univers à la fois si ouvert et tellement personnel. C'est tout à fait le genre d'œuvre qu’on apprécie réellement qu'à travers sa propre sensibilité, en choisissant de lui donner le sens qu'on veut. On aime ou on n’aime pas CANAAN, mais on ne peut leur enlever cette aura mystique, cette recherche du son, des ambiances, qui rendent leur musique noire et lumineuse, variée et envoûtante.
    "Contro.Luce" est finalement une sorte d'ovni qui prêche la (sombre) parole, sans pour autant l'imposer.
    La messe est dite!
     
  7. Emi

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    Inossidabili Canaan. Anche a distanza di quindici anni da "Blue Fire"
    (1996), l'album d'esordio, la formazione capitanata da Mauro Berchi continua a macinare grande musica. "Contro.Luce", sesto lavoro di studio della band, è infatti l'ennesimo, affascinante viaggio in una terra oscura, fredda, inospitale, in cui il paesaggio è avvolto da una nebbia così spessa che neppure un raggio di sole riesce a penetrare. Il sound è quello ormai consolidato, all'insegna di una dark-wave magniloquente e spettrale al tempo stesso, dalla forte carica emotiva. Eppure, i nostri sono riusciti a non cadere nella trappola del deja-vù, grazie ad una scrittura ispiratissima tanto per quanto concerne le musiche che le liriche, entrambi veicoli attraverso cui si esprime, in forme terribilmente lucide, un malessere esistenziale senza fondo, che non ha nulla di artificioso, di costruito.

    Dopo un album del calibro di "The Unsaid Words" (2005), il rischio di deludere era altissimo. Da questo punto di vista, probabilmente ha giovato la "divagazione" rappresentata dal progetto Neronoia, frutto della collaborazione tra il combo e Gianni Pedretti (alias Colloquio), sotto la cui insegna sono usciti due album notevoli, "Un Mondo in Me"
    (2006) e soprattutto "Il Rumore delle Cose" (2008), gemma oscura tanto preziosa quanto passata inosservata. "Contro.Luce" riprende il filo del discorso interrotto sei anni fa, regalandoci un concentrato di sonorità da incubo. Possenti, minacciose, eppure venate di una struggente malinconica, le ventuno composizioni del disco, giocate su stratificazioni di synth, bassi e chitarre, sono l'equivalente in musica di strazianti preghiere elevate ad un cielo carico di nubi dense e terribili presagi, lugubri meditazioni oppresse da un'acuta consapevolezza della tragicità dell'esistenza. Tracce cantate si alternano, nel disco, a brani strumentali. Nelle prime, la lezione della dark-wave è mediata dal doom, nelle seconde (tutte senza titolo), è l'elemento ambientale (con sfumature etniche) a prevalere. Che i nostri abbiano centrato il bersaglio ancora una volta ce lo fa capire subito l'opener, Calma, la quale, come recita il titolo stesso, è immersa in una sorta di quiete estatica, che si evidenzia nel meraviglioso ritornello. Il sogno ad occhi aperti, però, si trasforma ben presto in un incubo: lo strumentale seguente, infatti, ci precipita in una landa glaciale e desolata, dove mai nessun essere umano dotato di un minimo di senno oserebbe mettere piede di sua spontanea volontà. Onore è una supplica disperata, tormentata, che evidenzia in pieno il senso di sconfinata solitudine ed angoscia che si respira nella musica dei Canaan. Ma il capolavoro del disco è forse Terrore: Berchi qui scandaglia gli stadi terminali del dolore, immergendosi (ed
    immergendoci) in uno spaventoso abisso di sofferenza interiore, incarnato in una melodia spettrale, propulsa da lente ed estenuate pulsazioni sintetiche, che solo nel ritornello sembra acquistare un po'
    di vitalità. Non c'è più speranza, non c'è più alcuna possibilità: siamo «alla fine di tutto». Per non essergli da meno, la traccia successiva (non cantata) è un concentrato di sinistri rumorismi, ideale colonna sonora di un film horror.

    Ragione apre all'insegna di una stasi rapita, per tracciare, poi, con il refrain, un murale sonoro di lacerante tristezza. Tastiere orchestrali incorniciano la malinconia irredimibile di Umiltà, mentre Concupiscenza è una sorta di cupo requiem. Esitazione è lo struggente commiato, all'insegna di un tormento esistenziale senza pace («deve esserci un modo/ per spegnere il dolore/ del cuore/ senza farlo sanguinare»): i synth imitano gli archi e s'intrecciano al lavoro delle chitarre, creando una sorta di imponente wall-of-sound, che si stempera progressivamente in poche note di piano. Anche le tracce strumentali meritano però di essere ricordate: oltre a quelle già citate, segnaliamo la quarta e la sesta, che giocano su tribalismi, soundscape sintetici e spettrali litanie esotiche e soprattutto la numero 13, carica di un pathos oscuro.

    Nonostante tre o quattro passaggi a vuoto (da rintracciare soprattutto tra le tracce non cantate, contraddistinte a tratti da una certa ripetitività), "Contro.Luce" è comunque un album di grandissimo valore, che ci riconsegna la band nello stesso stato di grazia in cui l'avevamo lasciata. Un disco dall'impatto sonoro ed emotivo davvero impressionante, contraddistinto da un'intensità che raramente capita di ascoltare. Un ulteriore conferma (ammesso che ce ne fosse davvero
    bisogno) del valore dei Canaan, il segreto meglio custodito della scena wave italiana.
     
  8. Emi

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    Si erano perse le tracce dei Canaan in questi ultimi anni; il precedente “The unsaid words” risaliva al 2005, e dopo i due capolavori a nome NeroNoia era calato il silenzio sull’attività musicale del leader Mauro Berchi. Il ritorno arriva oggi, nei primissimi giorni del 2011, con un disco che rappresenta l’apice espressivo ed artistico dei “Menestrelli dell’Apatia” (mai autodefinizione fu più esatta). “Contro.Luce” (il titolo è un acronimo) presenta Mauro e soci nelle loro abituali vesti di cantori del grigio e della tristezza, ma al suo interno risiedono melodie e sonorità che i nostri abbracciano oggi per la prima volta, raggiungendo risultati enormi. Gli intermezzi (caratteristica sonora del gruppo fin dai suoi esordi) che in passato erano spesso votati al dark ambient sono questa volta dei veri e propri brani nei quali i Canaan abbracciano la musica etnica e indiana, brevi episodi sonoro-mistici che rimandano agli ultimi Dead Can Dance. Nei brani dal taglio “classico/rock” il gruppo prosegue il cammino intrapreso col progetto NeroNoia, proponendo un sofferto cantato italiano su una base musicale lenta, sofferta, malinconica, quasi catatonica nel suo incidere ipnotico ed ossessivo. Importantissimo risulta il contributo dato da violini, celli e archi, abili nel fondersi con il densissimo suono delle chitarre che appaiono a volte distantissime e sovente sembrano come sgretolarsi (quasi post rock nella loro dissolvenza). Grandissimo disco, indicato a chi non si sente bene con sé stesso, ma ama comunque (soprav)vivere in questo stato.
     
  11. Emi

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    Если вы читаете “Стигмату” не первый год, то наверняка знаете, что я слежу за развитием карьеры этой итальянской группы давно и с нескрываемым интересом.
    В одном из “бумажных” выпусков нашего журнала уже было опубликовано интервью с Мауро, лидером команды и владельцем лейбла Eibon, одной из последних твердынь экспериментальной музыки Европы.
    Так что новость о выходе очередной пластинки CANAAN мною была встречена с нескрываемой радостью, которая стала еще большей, когда я, наконец, услышал Contro.Luce. Безусловно, перед нами совершенно неожиданная работа, которая разительно отличается от того, что мы слышали у CANAAN ранее, но при этом Contro.Luce – абсолютно “канаановская” пластинка, впитавшая в себя весь изысканный букет настроений и гармоний выходившего ранее материала, любимого и привычного нам, старым поклонникам группы.
    Новый CANAAN стал мудрее, меланхоличнее и мелодичнее, я бы даже сказал трогательнее. Эмоции, наполняющие песни, потоком холодной колодезной воды орошают иссохшиеся от недостатка чувств души, смывая серую копоть мегаполисов, на какой-то момент открывая чистое небо над головами и звезды на нем. Звук на Contro.Luce стал заметно тяжелее, он словно возвращает нас в прошлое, напоминая о предтече CANAAN - doom-группе RAS ALGETHI, в которой играл Мауро на заре своей карьеры. При всей своей “тяжести” и даже некоторой грубости звучание Contro.Luce узнаваемо “средиземноморское”, мягкое. Оно, словно итальянская ночь, – темное, но теплое, манящее и обволакивающее, подобно аромату раскидистых пиний.
    Старые поклонники команды будут удивлены множеством инструментальных треков-прологов, которые предваряют песни, и на которых музыканты показали новую сторону своего таланта – экспериментальную. На них же можно услышать и ранее не встречавшиеся у CANAAN этнические и даже ориентальные мотивы, которые, правда, радикально картину не меняют, придавая ей лишь новые детали, немногочисленные, но яркие.
    Рассказывать о каждой песне в отдельности лично я большого смысла не вижу, скорее всего у разных слушателей предпочтения будут разными. Лично мне очень полюбилась вторая песня альбома – Onore. Мне кажется, это лучшее из того, что создали итальянцы за все свои семь альбомов, и, безусловно, Onore - одна из лучших песен 2010 года. От звуков этой песни у меня в душе набухает темный ком из тоски и печали, мир словно замирает, хочется вспоминать события, которых никогда не было, и людей, которых больше никогда не будет.

    Прекрасный, красивый, очень личный (как для авторов, так и для
    слушателей) и ни на что не похожий искренний альбом. Contro.Luce.
    Жемчужина темной сцены 2010 года.
     
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    http://www.kwadratuur.be/cdbesprekingen/detail/canaan_-_contro.luce/

    Wat een stad als Stockholm of Gothenburg voor de Zweedse metal betekent, betekent Milaan voor de Italiaanse scène. Misschien zijn de Italianen niet zo zwaar vertegenwoordigd op gebied van extremere muziek, maar de meer interessante dan wel afwijkende acts komen alleszins van die streek. Canaan bestaat ondertussen ook alweer vijftien jaar en deze Milanese act is alleszins apart. Echt veel raakvlakken met metal heeft dit allemaal niet, maar 'Contro.Luce' is alvast een bevreemdend werkstukje dat het woord sfeervol uitademt.

    Canaan blijft ver weg van potige gitaren of raggende drums, dus wie het echt luid, snel of hard wil, zoekt best het heil elders. In elk opzicht heeft deze act meer raakvlakken met new wave en ambient dan met een genre waar gitaren de dienst uitmaken, maar dankzij de duistere sfeer past dit toch in het geheel. Canaan speelt met nummers en interludia, zodat elke song gevolgd wordt door een wel erg aangrijpend intermezzo dat veelal bestaat uit industriële geluiden, zware en donkere keyboardlagen en soms opgefleurd met Arabisch getinte percussie.

    De echte songs zijn niet zo eenvoudig om meteen te doorgronden. Op een basis van erg langzame drumpatronen worden lagen en lagen keyboards op elkaar gestapeld, waardoor een mens vaak het gevoel krijgt te luisteren naar een symfonie die in een verlaten fabriekspand werd opgenomen. De melodieën zijn vaak angstaanjagend of net breekbaar. Dat wordt gecomplimenteerd door de vrij zachte zang, die deze keer volledig in het Italiaans zijn ding doet. Dat omfloerste klinkt op het eerste gehoor misschien té rustgevend, maar in alle eerlijkheid kruipt dit plaatje onder de huid en pas rond instrumentaaltje nummer acht en song 'Raggione' is een luisteraar mee.

    Het sterke aan Canaan is dat deze sfeeropbouwende aanpak tijd nodig heeft om door te dringen, maar dankzij de onderhuidse spanning grijpt dit album traag maar gestaag naar de keel. Jazeker, het blijft kalm en haast onaards, en het rustige tempo zal vast niet bij iedereen in de smaak vallen, maar wie een open geest heeft en al eens bezwerende klanktapijten over zich laat komen, zal allicht de euro laten vallen.

    Canaan is een buitenbeentje in zowat elk genre, maar precies dat maakt dit combo interessant. Het is geen hapklare muziek, en misschien vergt het geheel de eerste keer wat meer inspanning om de kracht te laten doordringen, maar wie bijvoorbeeld de sferischer nummers van een band als Tiamat best weet te waarderen, of wie oor heeft voor zweverige klankbeelden waar meer gebeurd dan het eerste gehoor prijsgeeft, kan erg tevreden zijn met een plaat als 'Contro.Luce'.
     
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    http://www.metalteamuk.net/jan11reviews/cdreviews-canaan.htm

    [FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1][FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1]After four years away, the former godfathers of Italian Funeral-Doom return with a real curve ball. Long-gone are the heavy Doom riffs, replaced instead by a new-found love of ambient and experimental electronics mixed with dark melancholic rock. It’s an eyebrow-raising thought certainly, but the musicianship of the band is beyond reproach as the twenty-one songs on ‘Contro.Luce’ meander through Coldwave, Dark Ambient, World Music and Atmospheric Rock with ease. The album’s ten full songs are quite exquisite in their scope. Sung in their native Italian the lyrics take-on a romantic and folk-like quality from Mauro’s Neil Tennent-esque vocals. [/SIZE][/FONT][/SIZE][/FONT] [FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1][FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1]The album’s opener ‘Calma’, is a well crafted atmospheric rock track that utilises slow industrial beats and big Anathema style guitars to great effect. ‘Onore’ is an odd one though - the opening bars of outdated synth-strings is initially quite off-putting, but once the song is in full swing and real symphonic sounds come out it comes into its own. ‘Noia’ breaks out the heavy guitars to add a different atmosphere to the song - it is an interesting mix too with the guitars muted enough to sound like they’re more in the distance - very effective. ‘Terrore’ on the other hand goes down more of a martial industrial/dark ambient route with its distorted vocals, sparse drums and central organ sound it changes the pace and feel of the album very effectively. ‘Ragione’ has a ballad quality with its mournful guitars and emotional keyboards that, if not for the preceding interlude, would have carried on from ‘Terrore’ very effectively. [/SIZE][/FONT][/SIZE][/FONT]
    [FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1][FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1]‘Oblio’ goes wandering back into the realms of Anathema, sounding this time not unlike their inspiration has been informed by the album ‘Eternity’. ‘Lascivia’ on the other hand, makes use of a sustained central drone and pipes for a new age ambient instrumental. ‘Ulmita’ utilises ethnic percussion and strings over subtle synthesised sounds for a more effective instrumental. ‘Concupisenza’ however returns to the dark and frankly disturbing realms of dark ambient with keyboard melodies played backwards for extra weirdness. ‘Esitazione’ is another heavily ethnic inspired song that features arcing synths, wind instruments and tribal vocal samples. [/SIZE][/FONT][/SIZE][/FONT]
    [FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1][FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1]The odd thing about this album is its layout. On the first half, up to ‘Oblio’, the named songs are the full main tracks and between each is an unnamed instrumental. On the second half though, the full songs switch to being nameless and the instrumentals take the focus. It is a little infuriating and needlessly complicated and does sap the effectiveness of the album’s second half despite the excellent song-writing. The band may have been better separating the instrumentals out onto a separate disc or pruning them back ruthlessly to the four that are the most effective. In terms of song-writing, performance, and production this album is brilliant. [/SIZE][/FONT][/SIZE][/FONT]
    [FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1][FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1]Conceptually though, the band are working hard to smother themselves.[/SIZE][/FONT][/SIZE][/FONT]
    [FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1][FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1]http://www.canaan.it
    http://www.myspace.com/kanaanian
    [/SIZE][/FONT][/SIZE][/FONT]
    [FONT=Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif][SIZE=-1] Sean M. Palfrey [/SIZE][/FONT]
     
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    http://www.darkroom-magazine.it/ita/108/Recensione.php?r=1878

    Ci sono musicanti di dubbia utilità e statura morale che sfruttano il male di vivere per vendere grandi quantità di dischi e fare la vita del 'rocknrolla', e poi ci sono artisti che invece sanno davvero cosa sia il male di vivere, al punto di cantarlo in tutto il suo più recondito dolore per la condivisione con quelle poche anime sensibili rimaste, più che mai bisognose di sapere che tutto questo è reale e che non serve a niente girarsi dall'altra parte, pensando ad altro... Chi conosce la storia dei Canaan di Mauro Berchi, iniziata a livello discografico nel lontano 1996 con "Blue Fire", sa bene che la band lombarda fa parte a pieno titolo di quella schiera d'artisti che usano l'arte sonora per esprimere quel disagio interiore che, in un mondo che è quanto di più lontano ci sia dal posto ideale dove trascorrere una vita degna d'essere vissuta, si fa ogni giorno più pesante, pressante, opprimente. Il discorso musicale portato avanti dai Nostri in tanti anni è stato segnato da una coerenza stilistica che non ha mai precluso una grande e continua maturazione, tanto musicale quanto testuale, la cui ultima, eccellente tappa "The Unsaid Words" risale a quasi cinque anni fa. Senza fretta e con la pazienza certosina di chi sa bene quale tipo di risultato vuole raggiungere, Mauro e soci hanno costruito e cesellato le canzoni del nuovissimo "Contro.Luce", sesto album che vede la band abbracciare in pieno la propria italianità (tutti i testi sono infatti in lingua madre) in canzoni che se da un lato proseguono con coerenza un discorso iniziato 15 anni or sono, dall'altro introducono una più chiara, potente e cristallina forma espressiva. Se la voce si spoglia dei panni del cantato vero e proprio per farsi ancor più vera, sincera, disillusa e dolente, allo stesso modo la musica si colora di nuove sfumature, mescolando suoni organici, elettronici e/o campionati in un flusso inscindibile e guadagnando in intensità ciò che è stato ceduto sul piano della plumbea profondità espressiva che caratterizzava le prove del passato. Una canzone per ogni lettera che compone il titolo, ed in mezzo frammenti sonori meditabondi, tra melodie che toccano la sponda a Sud del Mediterraneo e suoni di confine: non piccoli riempitivi, ma veri e propri tasselli di un mosaico di rara bellezza. Se musicalmente parlando i Canaan odierni toccano le vette più alte mai raggiunte, elaborando ed assemblando suoni con una maestria unica, i testi ed il pathos espresso non sono da meno: frammenti di pensieri di anime inquiete che non possono trovare vera pace in un mondo che ha tradito tutte le loro speranze, parole che fanno male perché assolutamente vere, sincere, sentite. Crescendo magistrali ed arrangiamenti di una ricchezza che ha del miracoloso, esaltati dal miglior suono di cui abbia mai goduto la band, completano un quadro
    inequivocabile: "Contro.Luce" è la vetta compositiva dei Canaan, la nuova perla di dolore interiore che questa grande band italiana ha scelto di condividere con chi avrà la sensibilità sufficiente a coglierne l'assoluta, cristallina onestà.

    Roberto Alessandro Filippozzi

    Rating : 8.5
     
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    http://www.darkentries.be/nl/cds/canaan-contro-luce/

    Canaan is wel in de eerste plaats bekend omwille van zijn rol als handelsnetwerk uit de Oudheid maar wie zich interesseert voor darkwave zal ongetwijfeld deze naam kennen van de Italiaanse darkwave-act want per slot van rekening zijn deze heren al zo’n vijftien jaar in de scène bezig. Hun laatste cd “Contro.Luce” betekent echter wel een volledige koerswijziging want ook al zijn ze nog steeds onafscheidelijk verbonden met Eibon Records koos men ervoor om de opvolger van The unsaid words”
    volledig in het Italiaans te zingen. Een niet onbelangrijke beslissing die hun internationaal weliswaar parten kan spelen maar toch past deze taal perfect in hun combinatie van goth, darkwave en vooral veel dark ambient. Hoe het komt, is mij een beetje een raadsel maar de laatste tijd moet ik meer en meer recent besproken darkwave/gothreleases beginnen linken aan de vroegere Pink Floyd, niet dat dit een slechte zaak is. In ieder geval hoor je hier op “Contro Luce” ook van die wondermooie psychedelische rockpassages waar af en toe een gothgitaartje doorklinkt en als toemaatje krijg je er wat tribalinvloeden bovenop.
    Jammer genoeg reikt onze Italiaanse kennis niet ver genoeg om ook maar één zinnig woord over de bezongen onderwerpen aan te halen maar de illustraties spreken voor zich dat deze Italianen hun inspiratie zoeken in een wereld die niet van hier is. “Contro Luce” is geen klassieker in het genre want sommige delen van deze cd kennen hun mindere periode maar na vijftien jaar ploeteren in de underground verdienen ze best wel wat van je aandacht.
     
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    http://www.amboss-mag.de/reviews/Archiv2/11/r01-11/canaan.html

    Lange vier Jahre ruhte das Projekt CANAAN von Mauro und seinen vier Mitstreitern. Die Band NERONOIA hatte in den vergangenen Jahren Vorrang, wobei es schwer fällt, diese beiden Projekte auseinanderzuhalten. Nun ist es aber da, "Contro Luce" heißt das Werk, was "Gegen das Licht"
    bedeutet und die Grundstimmung bereits auf den Nenner bringt. Der CD Player sagt mir gleich nach dem Einlegen des Silberlings, dass ich es mit 21 Tracks zu tun habe, die sich gewohnt in gesungene Tracks und Ambient ähnliche atmosphärische Industrialstücke aufteilen.Die gesungenen Tracks hüllen sich in eine tiefe melancholische Stimmungen, die mir vor allem durch die rein in Italienisch vorgetragenen Worte sehr gut gefallen. Die durchwegs ruhigen Stücke erinnern mich stark an einige DIARY OF DREAMS Stücke, denn vor allem die Stimmlage hat starke Ähnlichkeiten, was den Songs eine sehr stimmungsvolle Aura bereitet.
    Sicherlich muss man in der richtigen Verfassung sein, um sich auf diese Musik einlassen zu können, denn hier ist ein Hang zur Melancholie nicht von der Hand zu weisen. Aber um seinen Gedanken mal freien Lauf zu lassen, bietet die Musik von CANAAN eine perfekte Plattform. Es gibt aber auch einige Momente in der 70 minütigen Spielzeit, in denen einige sehr raue Gesangseinlagen fast aufschrecken, um dann allerdings absolut göttlich wieder mit sanften und melodiösen Parts fast um Entschuldigung zu bitten. Hört euch einfach "Terrore" an und ihr versteht was ich meine. Die Zwischenstücke die allesamt lediglich als "." betitelt sind haben entweder einen okzidentalen Touch, was mich an einige Werke von DEAD CAN DANCE erinnert, oder es handelt sich um Industrialstücke, in denen durch dumpfe und schwere Geräusche ein düsteres Klangerlebnis bescheren. "Contro Luce" gefällt mir ausgesprochen gut und für Freunde von düsterer und durchaus auch sehr traurig und schwermütig erscheinender Musik ist dieses Werk wirklich zu empfehlen, denn was CANAAN aus Stimme und Sounds schaffen, ist wirklich beachtenswert und entführt mich fast zurück in die Zeit ,in der ich die Dark Wave oder Gothic Musik kennengelernt habe. www.myspace.com/kanaanian (michi)
     
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    http://www.audiodrome.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=7094

    Ne è passato di tempo da The Unsaid Words, uscito nel 2006 e ulteriore tassello di una progressione stilistica a dir poco unica nel panorama musicale (non solo) nazionale.
    Nel mezzo i Neronoia, progetto che vede i Canaan uniti a Gianni Pedretti dei Colloquio, ma anche alcuni cambiamenti espressivi, che prendono oggi forma nel nuovo album Contro.Luce. La prima differenza notevole è l’utilizzo esclusivo della lingua italiana: un elemento che, nonostante possa in prima battuta sorprendere o spiazzare, sulla distanza aggiunge valore e profondità alle canzoni, rivelandosi così una delle carte vincenti del disco. Grazie alla sua ricchezza e alla forza pittorica delle parole, infatti, l’italiano aggiunge sfumature alle trame delle composizioni e permette alle stesse di penetrare con forza nella mente, così da creare una vera e propria immedesimazione nelle sensazioni evocate. Un altro fattore di novità è l’inserimento di un’ancora più marcata tendenza melodica, laddove per melodia non s’intende il motivetto orecchiabile e facilmente memorizzabile, quanto una componente poetica atta a sottolineare le emozioni, cui si aggiunge a dar manforte una forte vena etnica. Non manca ovviamente una ricerca dei suoni che lascia a dir poco impressionati, soprattutto quando, con l’aumentare degli ascolti, ci si riesce a staccare dall’impatto dell’insieme per osservare da vicino i dettagli di questa ricchissima offerta, comprese le composizioni strumentali che spezzano e contrappuntano il procedere dell’album. In realtà, tutto quanto descritto finora appare futile disamina formale se immersa nel corpo di un lavoro capace di risvegliare un approccio all’ascolto che rischia sempre più di andar perso, schiacciato da una deleteria quanto attuale propensione al fast-food musicale. Contro.Luce è il parto di una formazione che aveva già raggiunto vette altissime e che, oggi, ha saputo rimettersi in gioco e sperimentare sulla propria pelle: una sfida oltremodo rischiosa, eppure vinta dai Canaan sotto ogni punto di vista. Il consiglio è quello di lasciare che il disco decanti ascolto dopo ascolto, senza forzare i tempi di reazione alle sue suggestioni. Difficile davvero trovare un punto debole all’interno di Contro.Luce, ulteriore regalo di un progetto che continua a stupire e conquistare chiunque abbia voglia di ascoltare la musica, anziché limitarsi a sentirla.
    Michele Giorgi
    5/5
     
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    http://www.loudvision.it/musica-dischi-canaan-controluce--4717.html

    Un triste sogno.
    "Contro.Luce" è il sesto album dei nostrani Canaan: oltre 70 minuti di musica divisa in ventuno tracce, metà delle quali sono intermezzi musicali.
    Tutto l'album è cantato interamente in italiano: i testi sono ricercati, forse di non facile comprensione; la metrica fa un ottimo uso delle metafore; le liriche più che cantate sono recitate, molto vicine alla declamazione. Quello che sorprende di più è la ricerca musicale della band. Sonorità dark stese su tappeti doom. Ma dark e doom sono solo termini riduttivi, perché in questo album ci sono anche elementi goth, wave, ambient, ed anche parti orientaleggianti. I synth si adattano alla richiesta del momento, sfoderando suoni industriali, techno, sino agli strumenti sinfonici. Le chitarre elettriche sono presenti solo come elemento aggiunto.
    Questo "Contro.Luce" è un disco difficile, di assimilazione non immediata, ma pieno di emozioni.
    È etereo, le cadenze doom cullano l'ascoltatore all'interno di un sogno triste. I testi declamati aumentano un senso generale di rassegnazione per tutto ciò che ci circonda e gli intermezzi orientaleggianti fanno da ottima camera di decompressione tra un sogno e l'altro.
    PRO
    i testi sono ricercati e mai banali
    L'ascoltatore è cullato dalle cadenze doom CONTRO Se i testi fossero in inglese godrebbero di più attenzioni Enrico Dal Boni
     
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    http://www.silentscreamzine.com/ReviewShow.asp?ReviewsID=8438

    La materia sonora in cui ci immergono i Canaan è oscura, lenta, ora inquietante ora ipnotica. Ma anche umorale e coraggiosa. Umorale perché rinuncia a qualsiasi tipo di ruffianeria e cerca semplicemente di creare una corresponsione di amorosi sensi con l'ascoltatore. Coraggiosa perchè laddove l'operazione di sintonizzazione con il pubblico non dovesse riuscire perfettamente, un disco come “Contro.Luce” rischierebbe di apparire forzato e noioso, persino vuoto. Nel mio caso ammetto che la formula sonora della band nostrana mi ha lasciato alquanto distante: non sono riuscito a trovare quel quid capace di farmi entrare nell'album e per questo sono rimasto più spettatore che partecipe delle vicende narrate in testi dall'andamento onirico e alquanto misteriosi, benché scritti in lingua italiana. Da un punto di vista obiettivo va comunque detto che le sonorità offerte sono molto ricercate e spaziano in modo discreto tra tutto ciò che galleggia tra il doom, il dark ed il gothic, non disdegnando lievi fughe verso lidi folk che, alla lunga, sono l'elemento più intrigante dei loro arrangiamenti. E per questo, pur senza entusiasmo, invito tutti gli amanti dell'oscuro e del malinconico a prestare un ascolto.

    Dario Adile
     

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